Firmament - We Don’t Rise, We Just Fall

Copertina 6,5

Info

Anno di uscita:2023
Durata:non disponibile
Etichetta:Dying Victims Productions

Tracklist

  1. FIRMAMENT
  2. THE VOID
  3. THE DREAMS OF MISERY
  4. LIVE IN THE NIGHT
  5. LOSING YOU
  6. HIDE & SEEK
  7. ON THE EDGE
  8. NO FUTURE
  9. LAST DESIRE

Line up

  • Maik Huber: vocals
  • Tom Michalik: guitar
  • Philipp Meyer: guitar
  • Stefan Deutsch: bass
  • Jonas Zeidler: drums

Voto medio utenti

Ed eccoci qua, un’altra volta, a commentare le gesta discografiche di un figlio della ricca nidiata dei retro-rockers, innamorato, nello specifico, dell’hard n’ heavy settantiano, con l’effige di Diamond Head, Wishbone Ash, Thin Lizzy, Budgie e Blue Öyster Cult stabilmente presente nelle sue intenzioni artistiche.
Lasciando al glorioso lettore valutare se questo imponente trend “nostalgico” sia il segno di un pericoloso vuoto creativo prossimo al collasso o la semplice conferma dell’immortalità di certi suoni, mi limito a commentare l’operato di questi validi Firmament, tedeschi di Lipsia con un passato nei Tension (ovviamente non quelli di “Breaking point”, noti soprattutto per la militanza di Timmy Meadows, fratello del mitico Punky degli Angel).
Il loro “We don’t rise, we just fall” è un dischetto abbastanza piacevole, composto di canzoni non particolarmente elaborate e melodicamente piuttosto “lineari”, eppure non fastidiosamente banali, almeno se vi ritenete estimatori dei suddetti numi tutelari e dei loro numerosi epigoni.
La saturazione di proposte simili appare tuttavia un’importante “complicazione” per un gruppo che non riesce allo stato attuale a caratterizzare o rendere in qualche modo catalizzante il suo songwriting, mentre garantisce una certa validità esecutiva e un discreto fascino nella voce “nasale” e vagamente monocorde di Maik Huber (oggi sostituito da Marco Herrmann).
Insomma, non siamo certamente di fronte ai nuovi “fenomeni” del settore e ciononostante l’ascolto di pezzi come “Firmament”, "The void", “The dreams of misery", “No future”, della metallica "On the edge" e della Diamond Head-escaLive in the night" non si rivela per nulla sgradevole, assicurando nell’astante un misto di calore emotivo ed energia, immerso in un crogiolo di reminiscenze della Storia del Rock.
Emergere nella costipata scena attuale ha sempre più il carattere dell’impresa, e ai Firmament manca probabilmente ancora qualcosa in fatto di forza espressiva per ambire a ruoli prioritari … forti delle buone vibrazioni di “We don’t rise, we just fall”, li attendiamo, pertanto, ad una prossima prova di maggiore maturità e ispirazione.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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