Venti anni sono tanti, più di quelli che si potrebbe pensare. Cambiano le persone, cambia la società, cambiano le relazioni, e cambiano in molti casi anche i gusti e le preferenze musicali. Non è però questo il caso degli israeliani
Nail Within che, dopo questo lasso di tempo, si ritrovano esattamente da dove avevano lasciato nel 2003 con il debut omonimo, modificando un po' di cose qua e là certo, ma senza andare ad intaccare le radici di quel tempo. E' una lineup rimasta intoccata quella presente su
'Sound Of Demise', una sorta di concept-nonconcept sulla situazione attuale mondiale sia in generale che su quella che si sta vivendo attualmente fra Israele e Palestina, data l'origine dei membri della band. Un mondo e un contesto, che secondo la visione di quest'ultima, è ulteriormente peggiorato e diventato sempre più spaventoso nel corso degli anni, tematiche che sono infatti il perno attorno al quale ruota questo nuovo album.
[Foto fornita nel Comunicato Stampa]
Musicalmente, si sposta poco e nulla dai tempi del primo full lenght, siamo sempre attorno a quel melodic death/groove metal di impatto sin dai primi secondi di ascolto, non un momento di pausa, e le parole pregne di aggressività e voglia di urlare il proprio pensiero vengono cantante da
Yishai Sweartz in una maniera molto incisiva, aiutato in alcuni casi da veri e propri ospiti d'eccezione come
Tom Angelripper dei Sodom su
'Bleeding Society', e per quanto riguarda i riff da
Eric Peterson (Testament) sulla thrashosa
'Years Of Madness'. Ogni tanto vi è qualche momento dove la pesantezza delle chitarre si fa sentire maggiormente, come su
'Everything We Know'. Fare un elenco dei singoli pezzi sarebbe estremamente tedioso sia per me che per voi, dato che gira e rigira vi troverete davanti a canzoni che offrono tutte pressochè il medesimo approccio, con poche variazioni (come ad esempio l'accelerata improvvisa ed inaspettata nel mezzo di
'Word As Weapons'), anche se interessante è l'uso molto frequente di chitarre che puntano più alla melodia che all'impatto in certi casi, e che rende l'ascolto in generale assai più gradevole.
Son passati vent'ani quindi, e il risultato complessivo come va giudicato? Sicuramente troviamo i
Nail Within rabbiosi e ancora in ottima forma, nonostante l'età che avanza, ma da qui a dire che
'Sound Of Demise' sarà uno di quegli album di cui ci si ricorderà a fine anno forse è troppo. Godibile, ma difficilmente si ripeterà l'esperienza.
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