Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2021
Durata:38 min.

Tracklist

  1. LIVE AND LET LIVE
  2. HIGH ON LOVE
  3. LADY OF THE NIGHT
  4. CARRY THE BURDEN
  5. BROKEN WINGS
  6. NO PLACE TO HIDE
  7. DON’T WANNA GO
  8. LOVE OVER MONEY
  9. TIME WAITS FOR NO ONE
  10. PARADISE

Line up

  • Marc Storace: vocals
  • Marco Blöchlinger: bass
  • Massimo Buonanno: drums
  • Cyrill Camenzind: guitars
  • JP von Dach: guitars
  • Christian Roffler: keyboards

Voto medio utenti

Nell'infinito oceano liquido che è diventato il mercato globale (e quindi anche discografico), diventa un'eventualità sempre meno remota quella di "perdersi" qualche uscita. Soprattutto se, come nel caso di questo album solista di Marc Storace, il prodotto viene distribuito da una piccola etichetta svizzera indipendente. Lontano dai riflettori della sua main band, ovviamente i Krokus, "Live And Let Live" viene registrato in periodo di pieno lockdown, come lo stesso cantante elvetico ci ha raccontato nel corso di una recente intervista. Avendo speso più di 40 anni come caratteristica voce di album ormai classici quali "Metal Rendezvous" e "Headhunter", Marc coglie la palla al balzo per mettere sulle spalle tutto il suo fardello di esperienza, musicale e di vita. Non va infatti dimenticato che il frontman di origini maltesi si forma, artisticamente parlando, negli anni 70, pur arrivando al successo nella decade successiva. Il disco è un piacevolissimo excursus in quelle che possono essere considerate le sue influenze primigenie, tra riferimenti nemmeno troppo velati a Led Zeppelin ed UFO ("Carry The Burden"), Free ed Humble Pie (in tal senso, splendida "Lady Of The Night"). La title-track è probabilmente l'episodio che più si avvicina ai riferimenti anthemici dei Krokus, con la graffiante ugola di Storace che si staglia su un riff di chitarra urgente ed una ritmica che non lascia fiato. Per il resto, potrebbe essere azzardato un parallelismo tra questo "Live And Let Live" e l'ottimo "School Of Hard Knocks", esordio "in proprio" di mister Byff Byford dei Saxon. Non tanto per cifra stilistica, anche se i punti di contatto certamente non mancano, quanto per la voglia di raccontare (e raccontarsi) pure al di fuori del contesto principale. Non può assolutamente mancare l'anima blues, che viene sviscerata senza filtri in "Time Waits For No One", tuttavia Marc non rinuncia nemmeno a tendenze più moderne e groovy: come quelle presentate nella deliziosa "High On Love", e nell'inaspettatamente Soundgarden-oriented "No Place To Hide". Che si tratti di Krokus o di una più anomala situazione "a socio unico", Storace ruggisce sempre con quell'energia leonina che lo ha contraddistinto nel corso di una carriera infinita e densa di meritate soddisfazioni. Peraltro, tolto l'album di cover "Big Rocks" (2017), era dal tostissimo "Dirty Dynamite" (2013) che non si ascoltavano inediti da parte sua. E ritrovarlo in questa invidiabile forma, sia vocale che compositiva, non può che rappresentare un elemento di speranza per il futuro. Nonostante la reunion dei Krokus, dopo il provvisorio addio del 2019 revocato a suon di sold-out dal vivo, il futuro degli Storace sembra in ogni caso essere garantito.
Parola di Marc stesso, che ha già annunciato l'accordo con Frontiers Records e la realizzazione di un nuovo lavoro all'orizzonte. La vecchia scuola non si smentisce mai.


Recensione a cura di Alessandro Ariatti

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