Copertina 8,5

Info

Anno di uscita:2024
Durata:45 min.
Etichetta:Osmose Productions

Tracklist

  1. JOURNEY THROUGH BLUE NOTHINGNESS
  2. KöK-OY
  3. NOMAD
  4. DESTROYER OF OBSTACLES
  5. QUEST FOR THE SOUL
  6. THE DREAM OF KOJOJASH
  7. A DREAM THAT OMENS DEATH

Line up

  • Asbath: drums, percussion, temir komuz, programming, samples
  • Resurgemus: guitars, keyboards
  • Cerritus: bass, shaman drum, temir komuz
  • Magus: tanbur, divan, cuatro, azeri tar
  • Charuk: vocals, percussion

Voto medio utenti

Chi si rivede...

Otto anni dopo il loro ultimo lavoro, il bellissimo "Turan", ritornano i miei amati Darkestrah, il classico gruppo sconosciuto ai più che, al contrario, in un mondo giusto, meriterebbe ben altra esposizione e riconoscimenti in virtù di una capacità di emozionare, attraverso la musica, che ha pochi eguali nella scena estrema (e non) del nostro pianeta.
Una capacità che, nonostante il lungo lasso di tempo del quale parlavo all'inizio, resta intatta su "Nomad" ed, anzi, raggiunge vertici, forse, mai toccati dal gruppo originario del Kirghizistan, a tal punto che il nuovo album non solo sarà uno dei migliori dell'anno in ambito pagan, ma anche uno dei più riusciti dei Darkestrah stessi.

Emozione, Epicità, Magniloquenza, Spiritualità.

Questi gli elementi su cui poggia le fondamenta "Nomad", questi i suoi punti cardinali che segnano la via di un Black Metal ruvido ed assassino, il quale si coagula, magistralmente, con sapienti dosi di strumenti folk (mai invasivi), melodie drammatiche da costanti brividi lungo la schiena, e malinconici accenni di matrice depressive (la burzumiana "The Dream of Kojojash") per andare a creare un quadro freddo, avvolgente, furioso e dannatamente esaltante, capace, con facilità disarmante, di farci viaggiare con la mente verso terre e tradizioni lontane rendendole vive e pulsanti di fronte ai nostri occhi.
Tradurre in parole l'incredibile spettro emotivo che un album del genere riesce a veicolare è impresa tutt'altro che semplice: di fronte a questa manifestazione di arcigna bellezza bisogna solo chiudere gli occhi e sognare, bisogna farsi trafiggere da note che arrivano sino nel più profondo dell'animo, bisogna, quindi, lasciarsi andare ad una musica tragica, eroica, possente, senza porre limiti o veti alla sua azione e godere, intimamente, di quello che questo incredibile gruppo riesce, ancora, a regalarci, sia che scelga la brutalità per esprimersi (una menzione speciale la merita la bravissima singer Çaruk Revan), sia che preferisca lasciar parlare il suo lato più triste ed ancestrale, aspetti che, in ogni caso, denotano, solo e soltanto, una classe inarrivabile per molti e, purtroppo, ripeto, sconosciuta ai più.
Ma, probabilmente, è meglio che i Darkestrah restino un segreto per pochi.

Recensione a cura di Beppe 'dopecity' Caldarone

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