Copertina 7

Info

Anno di uscita:2024
Durata:44 min.
Etichetta:Andromeda Relix

Tracklist

  1. AT THE END
  2. HATER
  3. FIND YOUR PLACE
  4. KNOW YOUR PLACE
  5. FREE NINE
  6. SOCIAL BUGS
  7. LET’S ROCK YOU ALL
  8. UNDER THIS COLD SKY
  9. DAMNED
  10. IN THE BAD TIMES
  11. WASTING TIME

Line up

  • Francesco Caldarola: vocals, bass
  • Marco Marini: guitar
  • Marco Piran: drums

Voto medio utenti

I tempi cambiano … tra il “Live fast die young” di qualche anno fa e il “Better old than dead” dei Blues Joke, anche per questioni squisitamente “anagrafiche”, sono ovviamente più propenso a sostenere l’immagine evocata nel titolo del debutto discografico del terzetto veneto, oggetto di questa disamina.
Ciò detto, passiamo ad esporre la filosofia musicale che alimenta il gruppo nella sua opera prima, ovvero un’applicazione devota e fondata dei principi espressivi che sottendono l’hard-blues e il southern-rock, appresi attraverso lo studio accurato e non dogmatico del modus operandi di Free, Led Zeppelin, Grand Funk, Molly Hatchet e Doc Holliday.
Parte integrante di quel “sottobosco” del veronese che già ha rivelato (anche grazie al sapiente lavoro dell’Andromeda Relix) agli estimatori del genere il valore di Bullfrog, Black Mama e C. Zek Band, il trio in questione, forte di una preparazione piuttosto solida e variegata, sforna un dischetto assai godibile, in cui l’abusato concetto della “ispirazione” assume, come spesso accade in settori così codificati, un ruolo di assoluta preminenza.
Ebbene, fin dal primo contatto con “Better old than dead”, si comprende che a sostenere le modalità operative di un suono “antico” c’è tanta sostanza, a costituire una prova musicale ricca di feeling, dovizia espressiva e capacità comunicativa.
Meriti che vanno equamente suddivisi tra i tre musicisti, con una speciale menzione per il vocalist Francesco Caldarola, dotato di una laringe capace di ”scalare” il pentagramma senza perdere di calore e intensità.
Tra i miei brani preferiti, segnalo l’avvolgente opener di “At the end” (con un uso, a tratti, abbastanza “singolare” della batteria, probabile retaggio delle esperienze con Mothercare e Aneurysm del drummer …), l’ombrosa e pulsante “Hater”, la “sudista” “Free nine” e poi ancora "Know your place” “Let’s rock you all” e “Damned” riuscite celebrazioni dell’arte immarcescibile di un “certo” Dirigibile.
In un programma privo di vere controindicazioni merita, infine, una citazione particolare anche l’eccellente epilogo "Wasting time”, uno slow denso di pathos, che evita il rischio di scadere nella pantomima melensa.
Riferimenti evidenti e “familiari”, ma trattati con competenza e genuina disinvoltura, ecco quello che troverete in “Better old than dead”, e se le radici più profonde del rock, quelle impregnate di sudore, passionalità e adrenalina, hanno “ancora” senso per il vostro modo d’intendere la musica, non lasciatevi sfuggire l’opportunità di aggiungere i Blues Joke tra le band in grado di soddisfare le vostre esigenze d’ascolto.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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