I pugliesi
Dewfall in corsa dall'ormai lontano 2003, fin dalle prime note di
"Fara", con un riffs a cavallo tra
Windir e
Taake di
"Over Bjoergvin graater himmerik" (2002), ci lasciano intendere la direzione che sono intenzionati a percorrere con il loro terzo atto pagano:
"Landhaskur", scagliatoci addosso con l'aiuto della mefistofelica
Naturmacht Productions.
"Landhaskur" è un perfetto album di Pagan Black metal dalle costruzioni muscolari, con vari tratti abrasivi che toccano lo zenith in alcuni parossismi di nichilismo – talvolta dalle sfumature belliche –, coesistenti alla perfezione con frangenti melodici, strutture d'atmosfera dilatate, e, nell'insieme, un alone sacrale di misticismo norreno che avvolge tutto il complesso.
I
Dewfall, comunque sia, si muovono su linee prevalentemente malvagie, con numerosi richiami ai maestri del genere, tra cui emergono con forza l'influenza di
Hellheim e
Kampfar; alcuni hooks, uniti a un certo feeling, risultano invece presi in prestito dai
Dissection e, nelle tendenze al Death, innervato di melodie, si possono ravvisare anche reminiscenze dei primi
Amon Amarth; tutto ciò impreziosito da clean vocals dai tratti solenni accostabili a quelle di
Quorthon.
Forse, l'unico difetto di
"Landhaskur", è proprio questo essere un po' troppo derivativo, ma, tuttavia, a onor del vero, bisogna riconoscere che, se si ama questo genere, allo stato attuale nessuno riesce a discostarsi da tali direttive stilistiche risultando convincente. Inoltre, è un album che si ascolta realmente con piacere, essendo dotato di quella gelida intensità, nera, a tratti nerissima, che dovrebbe rappresentare la stella polare di chiunque abbia intenzione di accostarsi al Black.
A mio avviso,
"Landhaskur" riconferma la grande bontà – già dimostrata nel precedente
"Hermeticus" (2018) – dell'arte estrema dei nostrani
Dewfall.
Onore a loro per tenere ancora alto il vessillo italico della nera fiamma.
Recensione a cura di
DiX88
Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?