Difficile negare che il quinto
album dei
W.E.T., a quattro anni dal precedente “
Retransmission”, sia uno degli appuntamenti discografici più attesi del 2025 in fatto di
hard melodico.
I brani “
This house is on fire” e, soprattutto, una “bomba sonica” come “
Where are the heroes now”, resi disponibili in anticipo all’uscita di “
Apex”, avevano acceso ancor di più le bramosie degli estimatori del genere, sempre un po’ “combattuti” tra l’enorme stima nei confronti di questi venerabili della scena e il “rischio” che prima o poi la
routine e il “mestiere” affossassero la vitalità espressiva di una
superband che finora ha saputo coniugare in maniera straordinaria professionalità e
feeling.
Ebbene, se tale pericolo un giorno si manifesterà, quel giorno non è oggi, dacché i titolari del
monicker Robert Säll (la “
W” da Work of Art),
Erik Mårtensson (la “
E” di Eclipse) e
Jeff Scott Soto (la “
T” dei Talisman), più i loro illustri coadiutori (
Magnus Henriksson e
Andreas Passmark, a cui si aggiunge nell’occasione
Jamie Borger di fama Talisman, Treat e Swedish Erotica) sfornano l’ennesima testimonianza di come un gruppo di quotati e scaltri musicisti possa realizzarsi artisticamente grazie ad un’autentica e sgargiante ispirazione.
Il “sorprendente” reperimento di un
mix di nuovi e consolidati stimoli compositivi mette al riparo “
Apex” dall’eventualità di intorpidimenti creativi ed è sufficiente il primo impatto con l’
opener “
Believer” per cancellare ogni dubbio dai pensieri dei “miscredenti” che diffidavano della tenuta di questo
side-project, a distanza di più di quindici anni dalla sua prima concretizzazione.
Il pezzo irrompe con un tipico fraseggio serrato di chitarra ed esplode nella brillante linea vocale condotta da
Soto fino al
climax del contagioso
refrain corale, nello stile del più classico, ma anche privo di debilitanti segni d’usura, degli invoglianti atti d’apertura.
Il
mood anthemico ed Eclipse-
esco di “
This house is on fire”, adeguato alle istanze trainanti di un singolo “acchiappante”, lascia poi spazio alla struttura più “meditata” e
folkeggiante di “
What are we fighting for”, impostata in modo da rendere “attuali” sonorità tutt’altro che rivoluzionarie, sensazione, tra l’altro, confermata pure nello
slow “Love conquers all”, alimentato da un calibrato afflato passionale.
Che “
Where are the heroes now”, nobilitata dal suggestivo duetto vocale
Soto /
Mårtensson, potesse essere uno dei vertici dell’opera lo avevamo già intuito a suo tempo e non rimane dunque che corroborare tale percezione anche dopo averne valutata la straripante efficacia al cospetto dell’intera, favolosa, scaletta.
Eh già, perché il
groove denso ed adescante di “
Breaking up” consente al disco di mantenere il livello di soddisfazione
cardio-uditiva molto elevato, al pari della raffinata dissertazione nei terreni
hard-blues denominata “
Nowhere to run” e di una “
Pay dirt” che aggiunge la scalciante e urgente seduzione del
funky all’opulento impasto sonoro.
La ballata ombrosa “
Pleasure & pain” è un altro
highlight di una raccolta che con “
Stay alive” e “
Day by day” si affilia al repertorio di certi Eclipse nell’impegnativo intento di riportare il
rock melodico sulle frequenze della “radiofonia”
mainstream, un luogo dove per lungo tempo ha felicemente prosperato.
“
Apex” si propone, dunque, come plausibile
benchmark del “mercato” melodico annuale … una consuetudine che i
W.E.T. sostengono con disinvoltura fin dal 2009, nonostante una concorrenza (anche “interna” alla stessa
Frontiers Music) sempre più agguerrita e competente.