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Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:1987
Durata:35 min.
Etichetta:Shrapnel

Tracklist

  1. PENANCE (KEEP THE FAITH)
  2. LOST CHILDREN OF HOPE
  3. HOLY WARS (ONLY LOCK THE DOORS)
  4. FALL OF THE CREST
  5. TABLET OF DESTINY
  6. LOOK TO THE SUN
  7. RIDING IN THE NIGHT
  8. DISTORTED REFLECTIONS
  9. BROKEN DREAM

Line up

  • Al Rumley: bass
  • Steve Plocica: vocals
  • Tony Fredianelli: guitars
  • Mike Poe: drums

Voto medio utenti

Se pochi ricorderanno degli Apocrypha, sicuramente più conosciuto vi sarà il nome di Tony Fredianelli, talentuoso chitarrista lanciato, come tanti suoi contemporanei, dalla Shrapnel Records di Mike Varney. Con la sua band, formata nella seconda metà degli '80, Tony compose alcune delle pagine più belle del metal americano, con quel sound tra l'heavy, il più puro power US ed il thrash, specialmente nelle rocciose ritmiche.
"The Forgotten Scroll" è il debutto, che arriva nel 1987, e che vanta uno degli esordi migliori di tutti i tempi, con l'apertura in medias res di Penance.
Musicalmente gli Apocrypha sono trascinati dai chitarrismi sfrenati di Fredianelli, che raramente si riducono ad uno sterile gioco di tecnica, ma assai più spesso si mettono al servizio della melodia. Brani come "Tablet of Destiny" sono quelle composizioni alle quali mai è arrivato Malmsteen (cui lo stile di Fredianelli è molto vicino, eccezion fatta nei bending), in cui la chitarra sciorina passaggi alla velocità della luce, ma sempre al servizio della forma canzone, e non viceversa.
Certo a Malmsteen non sono mai mancati cantanti superlativi, ma il confronto con Steve Plocica è assolutamente impietoso; con il suo timbro roco, a richiamare il più crudo Graham Bonnett, ed una tecnica raffinata, Steve unisce melodie e aggressività in modo sconvolgente, nella più pura tradizione power americana.
Rispetto al pur ottimo demotape del 1986 (che a breve recensirò su queste pagine), con “Forgotten Scroll” gli Apocrypha appesantirono decisamente il proprio sound, ed addirittura limitarono le sbrodolate di chitarra. So bene che vi sembrerà impossibile, ma vi assicuro che il demotape, con quella prolissa e ridondante”The Guitars Stanzas”, comprensiva di dodici episodi interni esclusivamente chitarristici, metteva a dura prova persino l’ascoltatore più caparbio e maniaco dei guitar-hero.
Nel corso della loro, ahimè breve, carriera gli Apocrypha andarono, infatti, sempre più indurendo il proprio stile, tanto da sfociare quasi nel thrash puro con l’ultimo “Area 54” del 1990. Come spesso accade con gruppi di qualità, ma troppo particolari per il cosiddetto “grande pubblico”, gli Apocrypha si sciolsero senza mai aver raggiunto un vasto successo su scala internazionale.
Ci restano tre grandi album, primo tra tutti questo “Forgotten Scroll”, in assoluto il mio preferito; da “Lost Children of Hope”, quasi un brano targato Helstar, alla rocciosa “Holy Wars”, con le sue ritmiche tipicamente americane, non lontane dai più ispirati Shok Paris. Assolutamente spettacolare.
Quasi dimenticavo: non è un caso che i primi due album degli Apocrypha furono prodotti niente meno che da un virtuoso senza eguali (per tecnica e gusto) quale Marty Friedman, al tempo anch’egli sotto Shrapnel Records con i suoi Cacophony, indimenticabile band realizzata assieme a Jason Becker.
Il mio consiglio è di non farvi sfuggire questa perla, prodigiosa combinazione di tecnica, melodia ed impeto musicale, in un mix che rifugge qualsiasi catalogazione. Indubbiamente difficoltoso da trovare nella edizione originale della casa canadese, potrete comunque ripiegare sull’uscita europea, come da consuetudine realizzata dall’olandese Roadrunner Records.

Recensione a cura di Lorenzo 'Txt' Testa

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