Ernte - Der schwarzen Flamme Vermächtnis

Copertina 8,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:36 min.
Etichetta:Purity Through Fire
Distribuzione:Purity Through Fire

Tracklist

  1. WARRIOR OF THE BLACK FLAME
  2. THE RISE OF THE OLDER ONES
  3. TO ASHES
  4. LUCIFER
  5. LORD OF ASCENDING FLAME
  6. WO SIE WANDELT
  7. RITVAL PYRE

Line up

  • V Noir: Guitars, Bass, Drums, Programming
  • Askahex: Vocals, Bass, Violin

Voto medio utenti

Gli svizzeri Ernte, che fin dall'esordio "Geist und Hexerei" (2020) tanto mi avevano ammaliato con i loro richiami alla spiritualità incanalati in quel Black atmosferico dal taglio old-school, in grado di coniugare raw attitude e trame eleganti ricche di melodie, hanno progressivamente indurito le loro composizioni di album in album, fino ad arrivare, in termini di nichilismo sonoro al loro apice con il quarto full-length della carriera, in uscita per questi giorni di metà febbraio 2025, sotto il patrocinio della Purity Through Fire – dopo anni di militanza con la gloriosa Vendetta Records – dal titolo "Der schwarzen Flamme Vermächtnis".

"L'eredità della fiamma nera", così hanno deciso di intitolare la nuova pietra occulta, e mai nome sarebbe stato più appropriato, in quanto qui i due svizzeri condensano quasi tutte le sfumature del Black più ortodosso. Un impianto apparentemente lo-fi – ben riadattato ai canoni moderni – che abbraccia un songwriting non indifferente a partiture dirette e veloci, come nell'iniziale "Warrior of the Black Flame", dove si viene introdotti dai rumori di acerrimi duelli di spada in una maglia di acciaio nero densa di distorsioni che ricorda da vicino i migliori Dark Funeral; per poi durante il disco aprirsi orizzonti oltre che verso altri episodi su questa scia, a frangenti atmosferici dai tratti mistici, con tanto di situazioni d'ambiente che tramite magia, e riti sciamanici occulti ("Wo sie wandelt"), introducono a dinamiche estreme che coniugano furia iconoclasta e armonie delicate benché ben avvertibili ("Ritval Fire"), le quali carezzano il gelo e la desolazione scandinava dei migliori anni della Sacra Fiamma. Risvolti Doom claustrofobici stritolano le speranze: si gioca molto, come di consueto per il gruppo, su cambi di andamento, sontuosità religiose, scandite da quattro quarti basilari e uno scream che sembra voler smembrare dall'interno il proprio mondo. Un mondo tetro, e che soltanto in seguito al suo annichilimento potrà risorgere e conoscere il suo autentico splendore.

Rispetto al passato anche i passaggi melodici sono più attinenti alle emanazioni mefitiche della tradizione nordica, piuttosto che a quelle più calde e passionali, fino a sfociare in situazioni dal taglio Funeral/DSBM ("Lucifer") con una naturalezza e disinvoltura appartenente esclusivamente ai musicisti di ordine superiore.
La scuola di riferimento principale è quella svedese, nella fattispecie Dark Funeral, Arckanum, Mortuus ed Armagedda, ma non solo. Gli Ernte, come già accennato, riescono a setacciare e a raccogliere tutto ciò che di più prezioso giace sepolto dal tempo, sotto la neve e i ghiacciai asettici della Scandinavia, in misura personale e convincente come poche altre formazioni attuali.

L'autenticità del Black metal passa dagli Ernte che lo riattualizzano e ce lo restituiscono intatto, ancora credibile, in un contesto odierno in cui quasi tutto ciò che gravita intorno alla musica, e all'arte in senso lato, è inesorabilmente e drammaticamente mutato.

Recensione a cura di James Curzi

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