C’è un gruppo estremamente sottovalutato, arrivato forse un po’ in ritardo rispetto ai gloriosi dischi immortali che hanno scritto la storia dello USA Death Metal, ma capace di coniugare una profondità sonora impressionante con una produzione ruvida e per nulla addomesticata. La band riesce a stringere un’alleanza tra riff mastodontici e tellurici, un basso ben in evidenza e melodie affidate alla seconda chitarra, che stemperano il caos sonoro e funereo, creando un microcosmo autonomo in cui domina sempre un sistema caotico, ma sorprendentemente più dolce ed eclettico.
Un complesso che sa devastare con le accelerazioni e opprimere con i rallentamenti, fino a toccare lidi Doom, senza incappare in sterili ripetizioni di passaggi lenti capaci di far crollare l’ascolto per noia. Al contrario, riesce a sprigionare quella maleodorante sensazione di morte e annichilimento sonoro meglio di chiunque altro, senza temere confronti pur rimanendo saldamente in ambito old school: sia che si paragoni con line-up moderne sia con le diramazioni più estreme del genere, come il Brutal.
Questo nome risponde all’appello di
Drawn and Quartered e riconferma queste peculiarità a livelli di eccellenza sin dal lontano 1998, anno dell’esordio sulla lunga distanza con
"To Kill Is Human". Ricalibrando leggermente gli ingredienti e assimilando alcune piccole influenze, la band riesce a riaffermarsi grande anche con il nono full-length, rilasciato proprio in questo 2025 e di cui colpevolmente non vi avevamo ancora parlato:
"Lord of Two Horns" (
Nuclear Winter Records).
Un'opera che dimostra come, alle porte del 2026, la musica migliore passi ancora dai cosiddetti
"gruppi minori".
Probabilmente il disco Death Metal dell’anno.
Destinati a regnare per i prossimi mille anni.
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