“
Thoughtful, provocative, beautiful and brutal, “Reliance” is a journey you need to take”.
Consapevole che “fare affidamento” sulle schede promozionali degli
album non costituisce un atteggiamento consigliabile e molto “professionale”, nel caso del nuovo disco dei
Soen mi vedo costretto a fare un’eccezione, considerando la suddetta locuzione una perfetta sintesi dei contenuti del settimo
full-length del supergruppo capitanato da
Martin Lopez.
Una formazione che pur sempre encomiabile nelle sue mosse artistiche, ha impiegato un po’ di tempo per reperire le stimmate di una personalità “propria”, svincolandosi dagli eccessi ispirativi alimentati da Tool (soprattutto) e Opeth.
Influssi, a livello di visione espressiva, ancora presenti, ma oggi (in realtà, in maniera risoluta e nitida, a partire da “
Imperial”, direi …) declinati attraverso un suono in qualche modo “riconoscibile”, capace, per l’appunto di risultare subdolo, meditativo e catartico, intriso, poi, di riflessioni sull’umanità e sui risvolti politico / sociali del vivere contemporaneo assai intriganti.
Melodie in chiaroscuro, tra affabilità, malinconia e imperiosi crescendo sensoriali rappresentano, così, l’universo sonoro in cui si muovono la voce suadente di
Joel Ekelöf, le tastiere fluorescenti di
Lars EnokÅhlund e le chitarre vibranti di
Cody Ford, lasciando alla sezione ritmica
Lopez /
Stenberg il compito di sostenere, senza ridondanti esuberanze tecnicistiche, un crogiolo fatto di dinamiche musicali inquiete, intense e visionarie, a tratti veementi, con quel senso di “tragedia” che aleggia anche sulle soluzioni armoniche maggiormente accessibili.
Difficile, in tale contesto, descrivere nei dettagli e selezionare particolari momenti di un albo profondamente “emotivo”, che in questo senso ritengo raggiunga il suo apice in “
Primal”, “
Discordia” e nelle variazioni “cosmiche” che avvolgono “
Huntress”, seguite a ruota dalle languidezze di “
Indifferent”, dalle pulsazioni algide e passionali (solo in apparenza un ossimoro …) di “
Drifter” e dalle seducenti e stranianti sospensioni soniche di “
Vellichor”.
Come appena affermato, si tratta di appunti squisitamente personali, all’interno di un ascolto assai unitario e coerente nelle sue intenzioni artistiche, dove ogni brano appare spesso fungere da ampliamento e integrazione del precedente.
“
Reliance” è, dunque, davvero un viaggio che vale la pena intraprendere, in compagnia di una
band che sembra aver trovato una sua dimensione, da esplorare in anfratti tanto delineati quanto fascinosi, prima, magari, di spingersi in (sempre auspicabili e, nello specifico, viste le qualità, ampiamente praticabili) nuove perlustrazioni creative.
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