Copertina 7,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2025
Durata:31 min.
Etichetta:Indipendent
Distribuzione:Indipendent

Tracklist

  1. MARCHE DES OUBLIéS
  2. SOUILLURE D'UN SOUPIR
  3. ERRANCE VOILéE
  4. ÉPITAPHE DES PARASITES

Line up

Non disponibile

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"Nessuna identità. Nessun volto. Nessuna storia. Solo un grido — crudo, immediato. Uno sfogo necessario, privo di calcolo e di ritorno. Raw Emotional Black Metal — se un termine simile esistesse, aderirebbe a questa onda sonora, nata dall’urgenza, dal bisogno di esistere per un solo respiro prima di dissolversi." Questo è ciò che la misteriosa entità Vodovorot, devota a una forma di DSBM nerissima, dai tratti Funeral e caratterizzata da forti dissonanze e situazioni d'atmosfera psicotiche, vuol far conoscere di sé al mondo.

“Dernière fois” dei Vodovorot – rilasciato in maniera indipendente a fine 2025 – si presenta come un impeto crudo, non filtrato, una frattura piuttosto marcata rispetto all’introspezione ambientale del lavoro precedente. L’album convoglia in ogni traccia un disgusto profondo e viscerale verso un mondo di maschere e di relazioni svuotate di autenticità. L’apertura è segnata dal peso della stanchezza esistenziale, dove ogni sorriso artefatto e ogni parola priva di sostanza agiscono come detonatori di una repulsione quasi fisica. In un unico scatto spontaneo, i testi vengono perlopiù letteralmente rigettati all’esterno, restituendo una catarsi immediata, viva, non architettata.
Questa pubblicazione non è semplicemente musica: è una purificazione contro l’ipocrisia, una confessione frontale e non levigata, che niente concede all’occultamento, consegnandosi interamente all'afflizione, fino ad abbracciare la morte.
Il melmoso terreno underground dove può essere prosperata una simile degenerescenza musicale, è da rinvenire in proposte sulla scia di Elysian Blaze, Sterbend, primi Akhlys, e Blut Aus Nord delle fasi più nere — quest'ultimi per i sottofondi tra Dissonant drone-ambient dai sentori industriali a cui, ovviamente, si somma il carico emotivo e malinconico di certe strutture circolari del Burzum di "Filosofem" (1996).

Lasciate qualsiasi speranza di evasione dalle anguste mura della mestizia: forse neanche la morte potrà salvarvi.

Recensione a cura di James Curzi

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