Copertina 8,5

Info

Past
Anno di uscita:1996
Durata:48 min.
Etichetta:EMI Music / Spin Records

Tracklist

  1. HEAVY BOOTS
  2. EASY
  3. WHORE
  4. ELEVEN
  5. FALLING DOWN
  6. OL'IL BOY
  7. DEEP DARK HOLE
  8. YIPPIE
  9. ALL THAT I WANT
  10. REVENGE OF SLEEPING BEAUTY

Line up

  • Dalbello: vocals, keyboards, bass, guitars
  • Alain Johannes: guitars
  • Justin Clayton: guitars
  • Tim Welch: guitars
  • Kevin Breit: guitars
  • Richard Benoit; bass, fuzz bass
  • Ric Markmann: bass
  • Steve Webster: bass
  • Stefano Dalbello: clavinet, percussion, guitars
  • Randy Cooke: drums
  • Tommy Lee: drums
  • Gord Prior: harp, backing vocals

Voto medio utenti

Ok … non millanterò competenze enciclopediche e “incondizionate” … come molti rockofili, mi sono interessato alla produzione discografica di Lisa Dalbello grazie alla cover di "Gonna get close to you" con cui i Queensryche impreziosirono il loro capolavoro “Rage for order”.
Una curiosità che divenne una vera e propria “folgorazione”, consentendomi di fare la conoscenza con un’artista straordinariamente eclettica ed esuberante, che dopo tre album intrisi di pop e R&B, contraendo il monicker al solo Dalbello, proprio con “Whomanfoursays” (contenente il suddetto, fedele, remake) dava una svolta “sperimentale” alla sua carriera, aggiungendo alla formazione “nera” un caleidoscopio di altre variegate suggestioni espressive.
Una scelta coraggiosa ed emancipata che anche grazie al contributo esecutivo e produttivo di Mick Ronson (chitarrista e collaboratore di David Bowie, tra gli altri …) avvia un percorso di crescita artistica esponenziale, culminato, dopo l’appassionante tappa intermedia “she”, in questo “whore”, un lavoro, fin dal titolo (riferito al rischio di “prostituzione” nel momento in cui si decide di sacrificare i propri valori sull’altare del consenso), “disturbante” e radicale, dove convivono funky, elettronica, dark e alternative, veramente difficile da “catalogare”.
Il passato musicale più recente della cantante italo-canadese, fatto di peculiari miscellanee di black-music e hi-tech AOR, seppur non del tutto sconfessato, qui diventa un’entità sonora fervida e inquieta, pilotata da una voce veramente emozionante, esaltata da interpretazioni incredibilmente avvincenti.
A beneficio di chi non ne conoscesse le specificità, diciamo che siamo di fronte ad una vocalità che, forgiata sullo studio d’icone del calibro di Chrissie Hynde, Patti Smith e Annie Lennox, diventa essa stessa un modello (chiedere ad Alanis Morissette per un immediato riscontro) capace d’incorporare, soprattutto in quest’albo, bagliori del lirismo voluttuoso di Kate Bush e dei gorgheggi primordiali e viscerali di Diamanda Galás.
Fin dalle pulsazioni striscianti di “Heavy boots” si capisce che “qualcosa” di importante è cambiato nell’approccio espressivo di Lisa, diventato più oscuro, avventuroso e frastagliato, anche quando avvolge l’astante con il clima rootsy di “Easy”, sferzante e sincopato come potrebbero fare dei Pretenders proiettati nel futuro.
Ancora più peculiare appare il simil-recitato della title-track, brano istrionico e magnetico, mentre con “Eleven” la raccolta raggiunge il suo apice emotivo, grazie ad una prestazione vocale da brividi e un crescendo armonico straordinariamente intenso e coinvolgente.
Falling down” rivela il lato più “fragile” della Dalbello, esternato attraverso una melodia vaporosa e quasi fiabesca, sviluppata su un alveo di caliginosa tensione, lo stesso che si percepisce nitido anche laddove è l’etno-rock di “O l'il boy” a conquistare il proscenio o sono le oscillanti e dense scansioni funk n’ soul di “Deep dark hole” e “Yippie” a prendere il sopravvento.
All that I want” si alterna con disinvoltura tra estasi e subdola e vibrante catarsi, e alla meraviglia esotica “Revenge of sleeping beauty”, una sorta di “Kashmir” concepito in un universo parallelo, è affidata la chiusura di un’opera che ha ampiamente superato le barriere del tempo, conservando intatta la sua audace “modernità”, tanto che se uscisse oggi parleremmo comunque di un’esposizione sonora intrisa di una forma di fascinosa e flessibile creatività.
Dopo “whore”, Lisa Dalbello ha abbandonato la carriera discografica dedicandosi esclusivamente alla composizione “conto terzi”, al doppiaggio e alla pubblicità … un grande peccato, perché di personalità artistiche di questa levatura se ne sente sempre un enorme bisogno, anche (e soprattutto, direi …) nel nostro frenetico e poco immaginoso rockrama contemporaneo.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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