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GONG, come i Tangerine Dream o i King Crimson, appartengono a quel sempre più nutrito insieme di band in cui “il modo di fare le cose” prevale sui protagonisti coinvolti, a giustificare la totale assenza di membri storici in molte delle formazioni più recenti (il caso dei sopraccitati tedeschi, in questo senso, è sicuramente il più emblematico).
“Bright Spirit” chiude una trilogia iniziata nel 2019 e lo fa senza troppe sorprese.
Kavus Torabi ha un suo stile che emerge già nell’introduttiva
“Dream Of Mine”, caratterizzata da un preludio esotico e sinistro che evolve rapidamente in rock lisergico “100% GONG”. La strumentale
“Mantivule” è ipnotica alla maniera di Ed Wynne, e spicca per la parte centrale particolarmente ruvida, prima delle sonorità ayreoniane di
“The Wonderment”.
“Stars In Heaven” mi ha ricordato l’approccio alla musica degli anni Sessanta dei Bigelf, mentre
“Fragrance Of Paradise” è al contempo acida, bucolica e canterburyiana anche nei momenti più nervosi. Se
“Relish The Possibility” è romantica e strizza l’occhio alla Third Ear Band, la conclusiva
“Eternal Hand” è evocativa, ma forse un po’ troppo piatta nello sviluppo.
La domanda rimane: quale può essere il futuro di una carriera costruita “così”?
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