Coscradh - Carving the Causeway to the Otherworld

Copertina 8

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:44 min.
Etichetta:20 Buck Spin
Distribuzione:20 Buck Spin

Tracklist

  1. FIVE FIFTHS AWAKEN
  2. CARVING THE CAUSEWAY TO THE OTHERWORLD
  3. ADHRADH DÉ GHOAC
  4. CAESAR'S REVELATION (HIBERNIA L. VI V. XIV AD XVI ET XXIV)
  5. THE CALLING
  6. SCYTHE OF SATURN
  7. BADHAH'S SHADOWS
  8. OPENING THE GATES TO STYX, NIX, KERBEROS AND HYDRA

Line up

  • Ciarán Ó Críodáin: Guitars (rhythm), Vocals, Lyrics
  • Hick O Aodha: Bass, Vocals, Bass, Vocals (backing)
  • Jason Keane: Bass, Guitars (lead), Vocals (backing)
  • Boban Bubnjar: Drums

Voto medio utenti

Gli irlandesi Coscradh, tornano nel febbraio 2026 con il loro secondo album, "Carving the Causeway to the Otherworld" (20 Buck Spin).
Sul fronte tematico i Coscradh sembrerebbero voler rievocare le antiche vie dei morti, suscitate attraverso una stregoneria carica di terrore. Il disco richiama l’eredità arcaica e il misticismo ancestrale dell’Irlanda, rievocando le passerelle di quercia erette seimila anni fa da tribù in guerra sotto lo sguardo gelido dei druidi, come passaggi verso l’aldilà e la memoria incarnata della violenza originaria.
La band assume la figura del druido come astrologo e veggente di guerra, invocando Marte quale dio esigente sacrificio, davanti al cui influsso i guerrieri gaelici si svuotano di sé per farsi veicolo della furia divina.
Le chitarre, ardono come meteore iscrivendosi su registri Black/Death molto raffinati, sostenute da una sezione ritmica travolgente e variegata; siamo su uno stile, giusto per intendersi, che richiama a formazioni come Absu e Cultes des Goules con textures di sottofondo oscillanti tra l'oscuro apocalittico e il misticismo cosmico.

Una proposta musicale piuttosto complessa che, tuttavia, non si diluisce nelle sue molteplici articolazioni: si arricchisce e lascia intatta la sensazione di annichilimento sonoro, configurandosi, sia in termini stilistici che di produzione, come un perfetto trait d'union tra nuovo corso e vecchia guardia.
Recensione a cura di James Curzi

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