Oibò … di cosa sarà mai “nemica”
Austen Starr,
newcomer di casa
Frontiers Music?
Della brutta musica che infesta l’etere? Dei
rockofili più superficiali e maschilisti che mal digeriscono le ingerenze nel settore dell’universo femminile? O magari di chi, ascoltando il suo disco di debutto, rileverà il tentativo di un “cerchiobottismo” espressivo indirizzato a conquistare platee ampie ed eterogenee?
Forse un po’ di tutte queste cose, e anche se in realtà
“I am the enemy” si riferisce ad angosce personali (in una sorta di lotta costante contro sé stessa) della cantante americana, credo sia abbastanza facile prevedere posizioni contrastanti sui contenuti di un’opera gradevole, ben realizzata e piuttosto “ruffiana” nel raccogliere un bel po’ di diverse suggestioni musicali, di quelle che in qualche modo riescono ancora a rendere “radiofonico” il
rock n’ roll, in un mondo dominato da ben altre “nefandezze sonore”.
E allora diciamo che (escludendo a priori la biasimevole categoria dei fallocrati cronici …) il disco in questione potrebbe davvero abbracciare un uditorio abbastanza ampio, soprattutto se interessato ad una serie di canzoni “facili” da assorbire, senza eccessive pretese di durevolezza.
Con il prestigioso contributo di
Joel Hoekstra (Whitesnake, Revolution Saints, Iconic,
Cher, Trans-Siberian Orchestra),
Chris Collier (
Mick Mars,
Lita Ford),
Steve Ferlazzo (Hugo’s Voyage,
Avril Lavigne) e
Chloe Lowery (Trans-Siberian Orchestra), la
vocalist bostoniana si pone come fonte d’interesse per coloro che amano l’
hard melodico nella sua forma maggiormente conciliante e accattivante (“
All alone”, "
Not this life”), il
pop-punk (la
title-track, “
Running out of time”, “
Until I see you again”) e il
gothic-rock (“
Remain unseen, “
Medusa, “
Effigy”, la
metallica ed esotica “
Get out alive”), in un calderone in cui i nomi di Halestorm, The Pretty Reckless, Evanescence e Paramore diventano plausibili riferimenti.
Nell’albo c’è un po’ di “tutto” e se la versatilità interpretativa di
Austen è senz’altro un dato da sottolineare con piacere, oltre a soffrire di un pizzico di fatale “discontinuità” stilistica, i brani complessivamente avrebbero bisogno di una maggiore incisività, evitando così di “scorrere” amabilmente ma senza lasciare tracce indelebili del loro passaggio nella memoria dell’astante.
La voce (sebbene non particolarmente “caratterizzata”) c’è, l’attitudine seduttiva anche (attributo evidente nella
ballad “
Read your mind”) e non manca nemmeno il
physique du rôle … con canzoni appena meno “costruite” e ordinarie (e melense … vedasi “
The light”)
Austen Starr potrebbe riuscire ad emergere in maniera decisiva in un
rockrama che ha bisogno di “nuove proposte” capaci di attrarre un pubblico trasversale … il supporto messole a disposizione dalla
Frontiers Music è di livello, non rimane, perciò, che attendere i “fatidici” sviluppi ...
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