Copertina 7,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:69 min.
Etichetta:Dominance of Darkness Records
Distribuzione:Nathan Birk

Tracklist

  1. EIN STEINIGER WEG
  2. EIN STERN
  3. ELBENBLUT I
  4. WäCHTER DER NACHT
  5. IM LANDE MORDOR
  6. ELBENBLUT II
  7. WO DIE SCHATTEN DROHEN
  8. DAS LETZTE ZEITALTER
  9. DAS JUWEL VON EREBOR
  10. EIN LETZTER ATEMZUG
  11. NICHT MEHR WEIT

Line up

  • Tiwaz: Drum programming (2006-2010, 2011-2017), Vocals, Guitars, Bass, Keyboards (2006-present)
  • Valfor: Drums (2017-present), Keyboards (2019-present)

Voto medio utenti

Con “Elbenblut”, gli Asenheim non si limitano a consegnare il decimo capitolo della propria discografia, ma edificano un’opera densamente immersiva, nella quale l’elemento musicale si intreccia indissolubilmente a una dimensione mitopoietica di ampio respiro. Pubblicato dalla Dominance of Darkness Records, il lavoro si configura come una narrazione sonora stratificata, in cui componenti fantasy e suggestioni folk si intersecano con un impianto sinfonico ricco e avvolgente.

L’architettura compositiva alterna scream abrasivi a linee vocali femminili pulite, generando un dialogo timbrico che amplia l’orizzonte espressivo e contribuisce a un’atmosfera di intensa suggestione poetica. L’ascolto restituisce la sensazione di attraversare paesaggi archetipici: foreste ancestrali, echi epici, malinconie crepuscolari. La mitopoiesi evocata già dal titolo — debitamente inscrivibile nell’alveo dell’immaginario di J. R. R. Tolkien — non è mero ornamento tematico, bensì principio ordinatore dell’intero impianto estetico.
Non si tratta, dunque, di un disco destinato ai cultori del black metal più ortodosso e intransigente; al contrario, richiede un ascoltatore disposto a oltrepassare i confini del purismo stilistico. “Elbenblut” è più racconto che aggressione frontale, più costruzione simbolica che esercizio di ferocia: un’opera che ambisce allo statuto di arte in senso pieno, nella misura in cui trasfigura il linguaggio musicale in esperienza evocativa.

Sul piano delle coordinate stilistiche, si possono ravvisare affinità con il versante epico e melodico del genere — si pensi, per taluni slanci folcloristici, ai Summoning — nonché con quella scuola greca che ha saputo coniugare pathos e solennità, come nel caso di Rotting Christ, The Elysian Fields, Kawir e Varathron; bensì anche con la dottrina teutonica di Nachtfalke, Odal e Horn. In filigrana emergono perfino sensibilità più moderne, integrate tuttavia con misura, senza che l'insieme perda coerenza o profondità.

Il risultato è un album intensamente suggestivo, pregno di lirismo e tensione mitica, capace di fondere tradizione e apertura in un equilibrio non comune, e di lasciare nell’ascoltatore un’impressione durevole, quasi iniziatica.

Recensione a cura di James Curzi

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