Copertina 8

Info

Anno di uscita:2026
Durata:36 min.
Etichetta:Magnetic Eye Records

Tracklist

  1. TRAVELER
  2. DEATH & CO.
  3. SAVIOR
  4. FOLLOW
  5. FOREVER BEYOND ME
  6. BORDER HOARDER
  7. SCUM

Line up

  • Dave Fullerton: guitar
  • Elias Schutzman: drums, percussion, mellotron, synth, bouzouki
  • Dave Cavalier: vocals, guitar
  • Charles Braese: bass
  • Ms. Sara: vocals on 'Traveler'
  • Robert Karpay: cello on 'Follow’

Voto medio utenti

Nella musica dei Black Lung ho da sempre riscontrato una sorta di “urgenza” moderna.
Nulla che sconfessasse la venerazione per la tradizione dell’heavy-psych e dello stoner-rock, ma a differenza di tanti altri frequentatori del settore, il loro approccio non è mai stato supinamente revivalistico, ampliando il lessico sonoro a variegate suggestioni espressive.
Impressione confermata e amplificata dall’ascolto di “Forever beyond”, quinto album di una parabola discografica che verosimilmente avrebbe meritato maggiore attenzione e considerazione rispetto a quella che ha effettivamente ottenuto.
Nella speranza che il cocktail musicale (qualcosa tra Hawkwind, Quicksilver Messenger Service, All Them Witches, QOTSA e Radiohead) proposto dal gruppo di Baltimora ottenga finalmente la “giusta” visibilità, scorriamo l’abile e sagace dosaggio delle influenze a partire dall’eccellente atto d’apertura denominato “Traveler”, pregno di stranianti dilatazioni psichedelico-spaziali e capace di catalizzare i sensi fin dal primo contatto.
Non è da meno lo stordente e avvolgente magnetismo di “Death & co.”, mentre con “Savior” la raccolta acquisisce una fascinosa aliquota di languidezza sonica, intrisa in maniera equanime di alienazione ed affabilità.
Arrivati a “Follow”, diventa ancora più chiaro come la passione nei confronti dei nobili dogmi dello stoner non implichi necessariamente un orientamento soltanto celebrativo e situazione analoga la ritroviamo pure in “Forever beyond me”, che mescola con perizia ZZ Top, QOTSA e Masters Of Reality.
L’epos magniloquente e “concentrico” di “Border hoarder” garantisce all’astante altri cinque minuti abbondanti di felice straniamento sensoriale, così come la carica energetica e lisergica di “Scum”, assicura al suddetto la possibilità di godere di una visionaria ed efficace rilettura dell’arte Kyuss-iana.
Forever beyond” macina gli assiomi di un genere codificato e rigoroso “per natura” e li restituisce in qualche modo “ristrutturati”, pur senza perdere di riconoscibilità … il “segreto” di tale encomiabile risultato risiede nel nobile trittico ispirazione, cultura, capacità comunicativa, tutta “roba” che i Black Lung possiedono e dispensano in maniera ampia ed abbondante.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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