Copertina 8,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:40 min.
Etichetta:Century Media

Tracklist

  1. INTO OBLIVION
  2. PARASOCIAL CHRIST
  3. SEPSIS
  4. THE KILLING FLOOR
  5. EL VACÍO
  6. ST. CATHERINE'S WHEEL
  7. BLUNT FORCE BLUES
  8. BULLY
  9. A THOUSAND YEARS
  10. DEVISE/DESTROY

Line up

  • John Campbell: bass
  • Mark Morton: guitars
  • Willie Adler: guitars
  • Randy Blythe: vocals
  • Art Cruz: drum

Voto medio utenti

Ne hanno fatto di strada i LOG da quando si chiamavano Burn The Priest e bisogna dar loro merito di non essersi mai "venduti" al mainstream rimanendo fedeli al loro metal dalla forte attitudine punk/hc ( "Devise Destroy" ) anche col nuovo "Into Oblivion" che esce 4 anni dopo il precedete lavoro in studio.
Non avendo nulla da dimostrare a nessuno, il disco rimane ancorato alle radici del loro sound con una impronta groove ancora maggiore sin dall'iniziale titletrack.
I punti di forza sono le solite vocals rabbiose di Randy Blythe, i riff "contaminati" di Nu Metal che disegnano melodie che uniscono velocità a ritmiche cadenzate come nella splendida "Parasocial Christ" - tra i brani migliori del lotto - o la mastodontica e pesante "Sepsis".
"Blunt Force Blues”, dal riffama a la' Slayer è, per stessa ammissione della band, la canzone più minacciosa e piena d'odio del disco, "El Vacio" parte da un arpeggio per poi evolversi in una melodia sinistra che consente a Blythe di cantare anche pulito, mentre le chitarre si rincorrono nella cadenzata e vagamente progressive " St Catherines Wheel" dimostrando come un certo mood a là Slipknot ("Bully") possa poi evolversi in qualcosa di meno caotico e più classico.
Il ritmo rallenta un pò nella pachidermica "A Thousand Years" senza perdere un'oncia in potenza e ancora una volta abbiamo la dimostrazione di quanto le vocals siano la forza portante, piene di rabbia ed enfasi.
Le atmosfere del disco hanno quel non so che di minaccioso e pericoloso che rende l'ascolto sempre interessante, inutile dire che non ci sono riempitivi e che il disco viaggia come un proiettile impazzito sorretto dall'incredibile forza d'urto della band.


Recensione a cura di Marco ’Metalfreak’ Pezza

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