Molti, moltissimi gruppi hanno segnato e continuano a segnare la mia vita; ne sono diventati, ne diventano e ne diventeranno parte integrante e colonna sonora indispensabile.
Qualcuno però è più indispensabile di altri.
I finnici
Marianas Rest - dal momento in cui ho fatto la loro conoscenza con il debut "
Horror Vacui" - sono entrati in questo novero ristretto.
Nel corso di quattro album – per l'appunto "
Horror Vacui", "
Ruins", "
Fata Morgana" ed "
Auer" – la band ha esplorato temi quali l’isolamento, la disperazione ed il conflitto con un tempismo inquietante. "
Fata Morgana" è stato il capitolo conclusivo di una trilogia scritta prima della pandemia ma pubblicata proprio nel momento della sua massima intensità mentre "
Auer" è stato completato poco prima che scoppiassero i disordini militari in Europa: una coincidenza davvero incredibile.
Agli inizi del 2026
Jaakko Mäntymaa e compagni - passati dalla
Napalm alla
Noble Demon - hanno dato alla luce (anzi, all'oscurità...) il quinto lavoro sulla lunga distanza: "
The Bereaved".
È una storia profondamente personale sulla morte e sulle molte forme in cui essa può presentarsi.
I
Marianas Rest sono tormentati dai “fare” e dai “non fare” di chi è rimasto indietro, dalla pietà per i vivi e dall'invidia per i morti.
"
Chi può dirsi davvero fortunato: i defunti oppure i familiari in lutto?"
Quando si parla del sestetto di Kotka tutto è questione di atmosfera: sebbene doom, post metal e death melodico influenzino pesantemente il loro sound, ciò che viene prima di tutto è il loro essere un crogiolo di tutto ciò che è malinconico.
La band conduce in luoghi oscuri, inquietanti, ossessivi, senza speranza ma contemporaneamente caldi, accoglienti, familiari, confortanti.
"
The Bereaved" canalizza queste emozioni in dieci brani che sembrano più un'unica, lunga, straziante cerimonia piuttosto che una semplice somma di canzoni.
Riffs pesanti, tastiere spettrali, ruggiti ed urla strazianti al confine del black, tessiture di pianoforte, interludi acustici e folkeggianti, una sezione ritmica che sostiene un peso terrificante senza mostrare cedimenti, un songwriting ispiratissimo, disperato, cupo, soffocante: i tratti peculiari ed ormai familiari della band vi sono tutti.
Ma soprattutto - e come sempre - sono le melodie la chiave di tutto, di un disco che diventa catarsi liberatoria contro le nuvole nere che di tanto in tanto sembrano addensarsi su tutti noi.
I
Marianas Rest parlano di dolore in modo spietato, emotivamente impegnativo eppure, dopo aver attraversato tutto il disco, l'ascoltatore esce più pulito internamente, quasi purificato nella parte più celata ed intima dell'anima.
Ascolto imperdibile per tutti, "
The Bereaved" ha già oggi le carte in regola per essere il disco (o uno dei) più toccante dell'anno.
Semplicemente mostruosi.
Marianas Rest - "
Pity the Living"
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