Copertina 7

Info

Anno di uscita:2025
Durata:50 min.
Etichetta:32-20 Records

Tracklist

  1. VOIDHOPPER
  2. STARSHIPS
  3. ALL SUFFER
  4. AGHORI
  5. I AM SUN
  6. DECOMPOSED AND ROTTEN
  7. THE SOURCE AND THE RIVER ARE ONE
  8. BURNING BODIES
  9. SPACE OUTLAW

Line up

  • Marcin Gałkowski: vocals
  • Piotr Krawczyk: drums
  • Rafał Bielski: guitar
  • Wojciech Szelwicki: guitar
  • Tomasz Krymski: bass

Voto medio utenti

Alimentato da un concept fantascientifico (il “Voidhopper” è un gigantesco alieno simile a una cavalletta, intenzionato a distruggere il pianeta Anthill … a cui si oppone Ghoran the Astronaut … a voi scoprire come andrà a finire …) arriva per essere sottoposto al nostro glorioso vaglio l’albo di debutto degli Octotanker (ex Prąd), un quintetto polacco dedito ad una forma piuttosto interessante di stoner / psych-rock, contaminato da suggestioni grunge.
Nulla di particolarmente “rivoluzionario”, quindi, ma gestito con abilità e ispirazione da un gruppo certamente erudito ed esperto, che aggiunge foschie dark-wave al suo canovaccio stilistico, rendendo abbastanza peculiare e soprattutto coinvolgente il sound, sempre discretamente godibile per l’intera durata dell’opera.
L’avvio della scaletta, con la doom-osa title-track è, in realtà, alquanto convenzionale, caratterizzato da un cantato sofferto e declamatorio, le cui versatili prerogative, come scopriremo meglio più avanti, rappresentano certamente un significativo “valore aggiunto” dell’album.
Il “trasformismo” vocale di Marcin Gałkowski, che contribuisce, nella successiva “Starships”, all’efficace esplorazione di sentieri sonici ieratici, decadenti e tenebrosi, s’impasta, infatti, a regola d’arte con le chitarre ondeggianti di Rafał Bielski e Wojciech Szelwicki, ben supportati dalla pulsante sezione ritmica composta da Piotr Krawczyk e Tomasz Krymski.
Un clima d’estrazione post-punk che in “All suffer” si rafforza ulteriormente, rivelando addirittura singolari sfumature Simple Minds-esche, mentre in “Aghori”, “I am sun”, “Decomposed and rotten” e "The source and the river are one” il tutto si arricchisce più nitidamente di disagi di natura grunge, in un crogiolo impregnato d’inquietudine, spirali ipnotiche e oblique rifrazioni metalliche.
L’ascolto prosegue con la litania fluttuante e gli squarci plumbei di “Burning bodies” e si conclude con le cadenze liquide e nervose (e le intonazioni Morrison-iane di Gałkowski) concesse a “Space outlaw”, per un disco che, al netto di qualche prolissità che al momento ne limita un po’ le ambizioni, si colloca nella fascia medio-alta del settore, raccomandando agli estimatori di questi suoni di aggiungere il nome degli Octotanker nell’elenco dei gruppi meritevoli di una vigile considerazione.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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