Alimentato da un
concept fantascientifico (il “
Voidhopper” è un gigantesco alieno simile a una cavalletta, intenzionato a distruggere il pianeta
Anthill … a cui si oppone
Ghoran the Astronaut … a voi scoprire come andrà a finire …) arriva per essere sottoposto al nostro
glorioso vaglio l’albo di debutto degli
Octotanker (ex Prąd), un quintetto polacco dedito ad una forma piuttosto interessante di
stoner /
psych-rock, contaminato da suggestioni
grunge.
Nulla di particolarmente “rivoluzionario”, quindi, ma gestito con abilità e ispirazione da un gruppo certamente erudito ed esperto, che aggiunge foschie
dark-wave al suo canovaccio stilistico, rendendo abbastanza peculiare e soprattutto coinvolgente il
sound, sempre discretamente godibile per l’intera durata dell’opera.
L’avvio della scaletta, con la
doom-osa title-track è, in realtà, alquanto convenzionale, caratterizzato da un cantato sofferto e declamatorio, le cui versatili prerogative, come scopriremo meglio più avanti, rappresentano certamente un significativo “valore aggiunto” dell’
album.
Il “trasformismo” vocale di
Marcin Gałkowski, che contribuisce, nella successiva “
Starships”, all’efficace esplorazione di sentieri sonici ieratici, decadenti e tenebrosi, s’impasta, infatti, a regola d’arte con le chitarre ondeggianti di
Rafał Bielski e
Wojciech Szelwicki, ben supportati dalla pulsante sezione ritmica composta da
Piotr Krawczyk e
Tomasz Krymski.
Un clima d’estrazione
post-punk che in “
All suffer” si rafforza ulteriormente, rivelando addirittura singolari sfumature Simple Minds-
esche, mentre in “
Aghori”, “
I am sun”, “
Decomposed and rotten” e "
The source and the river are one” il tutto si arricchisce più nitidamente di disagi di natura
grunge, in un crogiolo impregnato d’inquietudine, spirali ipnotiche e oblique rifrazioni metalliche.
L’ascolto prosegue con la litania fluttuante e gli squarci plumbei di “
Burning bodies” e si conclude con le cadenze liquide e nervose (e le intonazioni
Morrison-iane di
Gałkowski) concesse a “
Space outlaw”, per un disco che, al netto di qualche prolissità che al momento ne limita un po’ le ambizioni, si colloca nella fascia medio-alta del settore, raccomandando agli estimatori di questi suoni di aggiungere il nome degli
Octotanker nell’elenco dei gruppi meritevoli di una vigile considerazione.
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