È una scaletta coraggiosa a caratterizzare l’ennesimo live album celebrativo a nome
Ayreon, anche gli oltre venti brani presentati abbracciano l’intera carriera di
Arjen Lucassen e dei suoi tanti progetti.
Ho riascoltato volentieri i tanti estratti da
“The Dream Sequencer” (anche se la partenza con
“My House On Mars”, sebbene accelerata, l’ho trovata un po’ fiacca), da
“Carried By The Wind” a
“The First Man On Earth”, così come ho apprezzato gli estratti firmati Guilt Machine (
“Green And Cream”) e Star One (
“The Year Of ‘41”, “Set Your Controls”).
Per il resto, il solito cast stellare (con la bella sorpresa di
Dino Jelusick), un buon numero di immancabili classici (da
“The Castle Hall” a
“Into The Black Hole”), tanto mestiere e qualche azzardo, come
“Dreamtime” senza la voce del compianto
Edward Reekers o
“Loser” priva come sempre dell’altrettanto indimenticato
Mike Baker.
Trent’anni portati comunque benissimo.
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