Vi mancano tantissimo
R. J. Dio e i Rainbow?
Non vi bastano mai i loro epigoni, peraltro sempre piuttosto diffusi?
Se le risposte sono affermative, vi consiglio caldamente un immediato contatto con “
The underworld” dei
Kaasin.
Un’introduzione forse un po’ semplicistica, che potrebbe sembrare anche vagamente dispregiativa nei confronti dei nostri norvegesi e che invece vuole solo avvisare chi (e ne conosco alcuni …) per soddisfare la sua affezione nei confronti dei “classici” si rivolge quasi esclusivamente agli interpreti originali, finendo così per limitare di molto la frequentazione della scena musicale attuale.
Per tutti coloro che continuano ad esplorare il
rockrama e non disdegnano la riproposizione di certi nobili stereotipi dell’
hard-rock, realizzata con buongusto compositivo e perizia tecnico / interpretativa, questo disco della formazione fondata da
Jo Henning Kaasin (uno che ha militato nei Come Taste the Band e collaborato con
Glenn Hughes e
Joe Lynn Turner, tanto per chiarire ulteriormente le sue le inclinazioni espressive), si rivela una scelta opportuna, in cui reperire tutti i
cliché del genere senza che questo ne affossi irrimediabilmente la godibilità d’ascolto.
Le corde vocali di
Jan Thore Grefstad (Saint Deamon, Sea of Dreams, TNT, ...), uno degli elementi più in “evidenza” di questo tipo di proposte sonore, svolgono il proprio compito con perizia ed evitando sterili “scimmiottamenti” e anche la chitarra di
Kaasin, nonostante l’evidente retaggio, non rischia di apparire eccessivamente devota.
Il resto lo fanno composizioni ben congeniate, impreziosite da allettanti architetture melodiche, come accade nell’atto d’apertura “
The real world”, un esempio di
epic hard-rock di egregia fattura.
“
Two hearts” accentua ulteriormente la “dipendenza” dal prezioso
songbook dell’
Arcobaleno più famoso del
rock n' roll, ma ciò non infastidisce oltremodo, in virtù di una certa misura e sagacia nell’applicazione del popolarissimo “gioco delle citazioni”.
“
We speed at night” illumina di spigliati bagliori
hard-blues l’impasto sonoro e con “
Iron horse” i
Kaasin esibiscono una notevole proprietà nel mescolare melodramma e
groove, alla maniera dei Deep Purple.
“
Invisible” punta molto su un
refrain “a presa rapida” per conquistare l’astante, mentre “
Over the mountain” indirizza il
sound verso soluzioni armoniche suadenti e
bluesy e “
Arabian night” si sposta su climi enfatici ed esotici, con risultati espressivi in entrambi i casi di certo non “inediti” e ciononostante parecchio gradevoli.
Il breve strumentale “
The descent of souls” e una smaniosa
title-track sono gli ultimi frammenti di un
album in cui la “ricerca del tempo perduto” appare sviluppata con vocazione e classe nordiche … se appartenete alla categoria “nostalgici non integralisti”, “
The underworld” vi garantirà una quarantina di minuti di buone, “immarcescibili”, vibrazioni.
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