Copertina 7

Info

Anno di uscita:2026
Durata:38 min.
Etichetta:Pride & Joy Music

Tracklist

  1. THE REAL WORLD
  2. TWO HEARTS
  3. WE SPEED AT NIGHT
  4. IRON HORSE
  5. INVISIBLE
  6. OVER THE MOUNTAIN
  7. ARABIAN NIGHT
  8. THE DESCENT OF SOULS
  9. THE UNDERWORLD

Line up

  • Jo Henning Kaasin: guitar
  • Ståle Kaasin: bass
  • Jan Thore Grefstad: vocals
  • Per-Morten Bergseth: drums
  • Erling Henanger: keyboards

Voto medio utenti

Vi mancano tantissimo R. J. Dio e i Rainbow?
Non vi bastano mai i loro epigoni, peraltro sempre piuttosto diffusi?
Se le risposte sono affermative, vi consiglio caldamente un immediato contatto con “The underworld” dei Kaasin.
Un’introduzione forse un po’ semplicistica, che potrebbe sembrare anche vagamente dispregiativa nei confronti dei nostri norvegesi e che invece vuole solo avvisare chi (e ne conosco alcuni …) per soddisfare la sua affezione nei confronti dei “classici” si rivolge quasi esclusivamente agli interpreti originali, finendo così per limitare di molto la frequentazione della scena musicale attuale.
Per tutti coloro che continuano ad esplorare il rockrama e non disdegnano la riproposizione di certi nobili stereotipi dell’hard-rock, realizzata con buongusto compositivo e perizia tecnico / interpretativa, questo disco della formazione fondata da Jo Henning Kaasin (uno che ha militato nei Come Taste the Band e collaborato con Glenn Hughes e Joe Lynn Turner, tanto per chiarire ulteriormente le sue le inclinazioni espressive), si rivela una scelta opportuna, in cui reperire tutti i cliché del genere senza che questo ne affossi irrimediabilmente la godibilità d’ascolto.
Le corde vocali di Jan Thore Grefstad (Saint Deamon, Sea of Dreams, TNT, ...), uno degli elementi più in “evidenza” di questo tipo di proposte sonore, svolgono il proprio compito con perizia ed evitando sterili “scimmiottamenti” e anche la chitarra di Kaasin, nonostante l’evidente retaggio, non rischia di apparire eccessivamente devota.
Il resto lo fanno composizioni ben congeniate, impreziosite da allettanti architetture melodiche, come accade nell’atto d’apertura “The real world”, un esempio di epic hard-rock di egregia fattura.
Two hearts” accentua ulteriormente la “dipendenza” dal prezioso songbook dell’Arcobaleno più famoso del rock n' roll, ma ciò non infastidisce oltremodo, in virtù di una certa misura e sagacia nell’applicazione del popolarissimo “gioco delle citazioni”.
We speed at night” illumina di spigliati bagliori hard-blues l’impasto sonoro e con “Iron horse” i Kaasin esibiscono una notevole proprietà nel mescolare melodramma e groove, alla maniera dei Deep Purple.
Invisible” punta molto su un refrain “a presa rapida” per conquistare l’astante, mentre “Over the mountain” indirizza il sound verso soluzioni armoniche suadenti e bluesy e “Arabian night” si sposta su climi enfatici ed esotici, con risultati espressivi in entrambi i casi di certo non “inediti” e ciononostante parecchio gradevoli.
Il breve strumentale “The descent of souls” e una smaniosa title-track sono gli ultimi frammenti di un album in cui la “ricerca del tempo perduto” appare sviluppata con vocazione e classe nordiche … se appartenete alla categoria “nostalgici non integralisti”, “The underworld” vi garantirà una quarantina di minuti di buone, “immarcescibili”, vibrazioni.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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