I canadesi
Nocturnal Departure tagliano in questi giorni di inizio maggio 2026 il traguardo del terzo full-length,
"Spiritual Cessation", rilasciato sotto il patrocinio dell'ottima
Hells Headbangers Records.
Dopo il buono benché non eccelso
"Clandestine Theurgy" (2016),
"Spiritual Cessation" rappresenta probabilmente il loro lavoro migliore che, fino ad ora, si poteva ritenere essere l'esordio
"Cathartic Black Rituals" (2019).
"Spiritual Cessation" presenta il classico canovaccio nero adottato anche nelle precedenti releases appena menzionate ma lasciando in disparte le influenze death — puntualmente segnalate al tempo dal buon
Kalhyma — e attestandosi su coordinate ruvide, taglienti e spesso furiose che, comunque sia, non disdegnano anche passaggi più lenti e funerei, così come momenti connotati da un accattivante senso del groove posto in risalto da una produzione "rotonda" al punto giusto, benché si attesti su registri raw piuttosto graffianti, come ravvisabile, per esempio, nell'ottima
"Altars of Evocation".
Il sentiero su cui si muovono i canadesi è sempre il medesimo: l'orizzonte disegnato al tempo dai
Darkthrone della cosiddetta trilogia e di
"Panzerfaust" (1995), così come quello di realtà quali
Pest,
Craft e i connazionali — realmente sopra le righe —
Spectral Wound.
Se gradite le declinazioni più classiche e seminali del genere, senz'altro riuscirete ad apprezzare la genuina spontaneità dal piglio immediato messa in mostra da questi otto strali freddi, avvolti dal tepore della nostalgia.
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