Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:35 min.
Etichetta:Greenwall Entertainment

Tracklist

  1. BORN TO BREAK
  2. BAD BONES
  3. PRAYING FOR A MIRACLE
  4. WHO’S THE WINNER
  5. LOST FOR LIFE
  6. TWISTED LULLABY
  7. SAVE ME
  8. HELL BACK
  9. HOW HIGH
  10. WRITTEN IN THE SCARS

Line up

  • Erik Grönwall: vocals, backing vocals
  • Philip Näslund: guitars
  • Fredrik Thomander: keyboards, bass, backing vocals
  • Jona Tee: keyboards, piano, backing vocals
  • Pedro Moyà: drums
  • Anders “Gary” Wikström: guitars
  • Erik Mårtensson: guitars
  • Dave Dalone: guitars
  • Rene Shades: guitars
  • Mattias Bylund: synthesizer strings, strings arrangement
  • Stockholm Studio Orchestra: various instruments

Voto medio utenti

Conoscendo la battaglia che Erik Grönwall ha combattuto (e speriamo definitivamente vinto …) con la leucemia, un titolo come “Bad bones” (come pure di qualche altro titolo in scaletta …) non può che rimandare il pensiero a tale esperienza.
In realtà in questo nuovo albo solista del vocalist svedese c’è un po’ tutta la sua parabola artistica (H.E.A.T, Skid Röw, MSG …) e forse, la sua vita, fatta di grandi soddisfazioni, successi, elogi e qualche “importante” inquietudine.
Una narrazione supportata dalla sua splendida ugola e da un’attitudine istintiva e vigorosa, mai forzatamente autocelebrativa o sentimentalistica.
Insomma, siamo di fronte ad un pregevole esempio di hard-rock melodico, sufficientemente variegato, cantato magnificamente da una delle voci più “educate” della scena, capace però di assoggettarsi al valore supremo della “bella canzone”, che in questo modo non diventa mai il pretesto per una mera ostentazione tecnica.
Un album con pochi “fronzoli”, se vogliamo, che piazza subito le grintose e adescanti pulsazioni di “Born to break” e della title-track dell’opera, per poi espandere il paradigma melodico in “Praying for a miracle”, edificata su un magnetico riff "circolare” e un ritornello da contagio istantaneo.
I succitati pochi orpelli non significano banalità o trascuratezza ed ecco che la teatralità Queen-esca di “Who’s the winner” accresce la quota di raffinatezza di “Bad bones”, un albo che con “Lost for life” riprende a solcare il sentiero del rock radiofonico energico e intrattenente, sublimato nella Bon Jovi-ianaTwisted lullaby”, un altro di quei brani che si finisce per canticchiare in maniera immediata e inconsapevole.
Si continua con le mire anthemiche di “Save me”, che faranno faville dal vivo ma in un contesto di ascolto discografico non “impressionano” particolarmente, cosa che invece succede in “Hell back” che aggiunge un mood fosco e sinfonico al canovaccio espressivo della raccolta.
Il gradevole sconfinamento nei territori hard-blues di “How high” prelude ad un epilogo parecchio emozionante denominato “Written in the scars” e intriso di un pathos che esalta ancora una volta le spiccate capacità tecnico-interpretative di un cantante di classe superiore.
Bad bones” non riserva particolari “sorprese” o picchi assoluti di creatività artistica, e tuttavia possiede tutte le credenziali necessarie a confermare Erik Grönwall tra i protagonisti del rockrama contemporaneo … in sintesi, un gran bel disco.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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