I giapponesi tornano con un disco che conferma il loro status di realtà asiatica nell’underground estremo.
Qui ci sono anche dei forti riferimenti di critica sociale nei testi, non solamente il vademecum per scrivere un album death metal.
L’impasto musicale è ben prodotto, si sentono bene tutti gli strumenti anche se personalmente l’avrei preferito un po' più sporco ma sono sciocchezze.
Invece il contenuto è lungo, forse qualche brano non è focalizzato bene e sarebbe stato meglio farlo più corto e compattare i brani migliori, togliendo questo dettaglio c’è da dire che qui l’appassionato di sonorità death avrà di che sollazzarsi; perché qui c’è un’influenza
Morbid Angel style per la caratura tecnica ma senza i solismi che contraddistinguono i floridiani, perché il motore ritmico non pesta solamente ma sa variare di ritmo a seconda della costruzione sonora ed il frontman e chitarrista
Shinichiro Hamada ha un growl molto comprensibile quindi non è difficile apprezzarli.
Buon album che sarebbe stato migliore se avessero inserito meno brani come detto sopra, però piace e si ascolta volentieri.
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