Come ho spiegato più volte — per esempio nella recensione del loro esordio
https://www.metal.it/album.aspx/50863/azaghal-mustamaa/ — gli
Azaghal, capitanati da
Narqath (attivo in molte formazioni underground tra cui gli ottimi
Wyrd), sono tra i principali pionieri della seconda generazione del Black finlandese; ovvero coloro che hanno portato avanti l'arte oscura in Finlandia dopo i capostipiti
Beherit,
Impaled Nazarene e
Belial.
Non solo loro ovviamente, vi sono molte altre band tra cui
Behexen, Sargeist, Horna, Satanic Warmaster, Barathrum, Clandestine Blaze, Baptism etc.
Gli
Azaghal dopo ben 26 anni di carriera giungono a fine maggio 2026, coadiuvati nuovamente dal patrocinio della label
Immortal Frost Productions, a rilasciare il quattordicesimo full-length:
"Nekrohelios".
A dire il vero
"Nekrohelios" potrebbe essere considerato il tredicesimo, in quanto, se ho ben compreso,
"Pedoista ja raadonsyöjistä" del 2025 (
Sacrifire Productions) era una sorta di pubblicazione a posteriori della prima veste di un album,
“Of Beasts and Vultures” (2002, Evil Horde Records), che non era uscito nella sua versione originaria.
Questa nuova opera si pone subito all'attenzione per la continuità stilistica del percorso intrapreso dal gruppo ormai da molti anni or sono, ovvero una forma di black metal feroce che tuttavia non disdegna contatti con la modernità — soprattutto in termini di produzione: nitida, potente e dal suono evidentemente digitale — e tutto sommato con una certa propensione ad aprirsi orizzonti stilistici in più direzioni pur restando, in ogni caso, nei classici terreni neri iconoclasti e misantropici. D'altronde, è già dai tempi di
"Codex Antitheus" (2005) che i finlandesi si approcciano alla materia estrema con un'attitudine più variegata rispetto ai canoni ristretti degli anni '90.
Ci vengono proposti 43 minuti di black metal dove la velocità esecutiva e la furia nichilista tipicamente occulta si amalgamano con linee melodiche marcate, sia per quanto pertiene il guitarwork assai elaborato che per le linee vocali, dove di tanto in tanto queste assumono connotati quasi "cantabili", e tra cui si inseriscono sfumature epiche che potrebbero evocare scenari mitologici tipicamente nordici. A mio avviso, tali sensazioni raggiungono il loro acme quando gli
Azaghal si dilettano in alcune armonie di sottofondo, con leggeri tocchi di tastiera che conferiscono quell'aura mistica ai brani che tanto ha reso affascinante la fiamma nera.
L'impianto musicale di base, comunque sia, tende alla velocità, le ritmiche sono serrate e piuttosto intricate, visto e considerato il genere di cui stiamo trattando, e di frequente emerge una matrice thrash - death accentuata capace di dar luogo a un particolare dinamismo delle strutture.
Certo, talvolta forse vengono scelte soluzioni un po' stereotipate e, probabilmente, perfino un po' troppo patinate, ma la naturalezza e la padronanza esecutiva del gruppo riescono sempre a stupire rendendo
"Nekrohelios" affascinante e, tutto sommato, facilmente memorizzabile.
Gli
Azaghal dimostrano ancora una volta di essere musicisti a 360 gradi.
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