Copertina 8

Info

Genere:Gothic / Dark
Anno di uscita:2026
Durata:60 min.
Etichetta:Reigning Phoenix Music

Tracklist

  1. POISON
  2. WOLVES
  3. LITTLE BY LITTLE
  4. HOLD IT TOGETHER
  5. OUTLINES
  6. I'VE SEEN ENOUGH
  7. THE VEIL
  8. JUST A SHADOW
  9. IT WON'T RAIN FOREVER
  10. BREATHE
  11. THE GENTLE HARM

Line up

  • A. A. Williams: vocals, piano, guitar, cello
  • Matt de Burgh Daly: guitar, bass, drums
  • Wayne Proctor: drums

Voto medio utenti

La fruizione di “Solstice” mi ha turbato in maniera piuttosto profonda e durevole.
E non è una cosa tanto “comune”, vista l’inesorabile disillusione per un mondo della musica sempre più “usa & getta” e la convinzione che oggi raramente ci si possa meravigliare per i solchi emozionali lasciati da un assemblaggio di canzoni.
Non la conoscevo, A.A. Williams, e questo, pur non deponendo a favore della mia “attenzione” sui convulsi movimenti della scena musicale contemporanea, verosimilmente contribuisce a rendere l’impatto emotivo del disco in questione davvero imponente, trasportandomi in un mondo accorato, fosco, straniante, in cui anche gli spiragli di luce contribuiscono a lasciarti in preda ad una forma di sottile inquietudine, di un tipo che s’insinua sotto la pelle e non se ne vuole andare.
Per prepararmi a questa disamina ho appreso che la cantautrice britannica esprime tutta l’intensa fragilità della sua multiforme personalità artistica attraverso le prerogative di una sorta di gothic-dark “atmosferico”, e quantunque le definizioni stilistiche siano spesso abbastanza sommarie, in effetti è agevole rilevare quanto l’albo sia intriso di una forma di spleen decadente ed etereo, che in qualche modo sottende alla suddetta descrizione.
Ad “impressionare”, però, è la sensazione contemporanea di quiete, seduzione ed angoscia che traspare da un questo tipo di suono, capace, sempre agendo per “generalizzazioni”, di coniugare Lana Del Rey, Tori Amos e Kari Rueslatten con Anathema ed Explosions In The Sky.
“Tanta roba” direbbero i “giovani” (veri o sedicenti …), ma qui in realtà a fare a differenza è la tensione espressiva di una voce straordinariamente comunicativa e magnetica, un aspetto che definisce la statura di un artista a prescindere dalla “generazione” d’appartenenza dell’astante.
Alimentato da narrazioni sentimentali struggenti e introspettive, “Solstice” ti contagia fin dalla melodia strisciante di “Poison”, sublimata dal ritornello avvolgente, e da questo momento in avanti fuggire dalle sue spire attanaglianti sarà davvero un’impresa complicata, e comunque praticamente impossibile quando le note dolenti di “Wolves” e il clima suadente e fatale di “Little by little” conquistano il proscenio.
I sussurri di “Hold it together”, dipanati su una struttura melodica ancora una volta elegiaca e suggestiva, suggeriscono l’immagine di canzoni scaturite dalle riflessioni solitarie di una notte insonne, mentre il tocco folk concesso a “Outlines” piacerà agli estimatori di Hope Sandoval (magari anche a quelli di Joni Mitchell …), così come nelle atmosfere languide ed esili di "The veil” riecheggiano certi malesseri esistenziali piuttosto frequenti nell’operato dei fratelli Cavanagh.
Il sound raggiunge vertiginosi picchi di coinvolgimento nella ballata onirica “I've seen enough” e anche “Just a shadow”, con i suoi insidiosi chiaroscuri, e la fascinosa litania “It won't rain forever”, arrivano dritti ai gangli sensoriali senza impedimenti di sorta.
Abilissima nel combinare intensità e languore, A.A. Williams fornisce un altro saggio della sua maturità interpretativa nella solennità melodrammatica di “Breathe” e nella brezza dolce e tragica che soffia su “The gentle harm”, l’ultimo scorcio di uno straniamento da cui ci si ridesta con difficoltà.
Una volta tornati alla percezione concreta della realtà, non si può far altro che accogliere “Solstice” tra le opere che grazie alla nuda e disarmante ricchezza interiore di chi le ha realizzate, producono fiotti imponenti di persistente energia evocativa … abusarne, tramite ascolti partecipi e reiterati, in tempi tanto frenetici e superficiali, è vivamente consigliato.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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