Copertina 7

Info

Anno di uscita:2026
Durata:45 min.
Etichetta:Underground Symphony

Tracklist

  1. THE TALE – PART I
  2. THE STORY – PART II
  3. THE TRUTH – PART III
  4. THE CUBE’S SQUARING
  5. IN TIME
  6. BURN IN PARADISE
  7. JUNGLE OF YOUR MIND
  8. SECRET ROOM WITHIN
  9. THE SAME OBLIVION
  10. THE BLIND MAN
  11. AT THE END

Line up

  • Rob Della Frera: vocals
  • Frank ‘T’ Raider: guitar
  • Luke ‘The Doc’ Pivetti: guitar
  • Lele Mr. Triton: keyboards
  • Yako Martini: bass
  • Andrew Dal Zio: drums

Voto medio utenti

Come passa il tempo … sembra ieri che mi affannavo per reperire “Hungry for your love” e oggi dopo la bellezza di trentaquattro anni mi ritrovo a vagliare un nuovo disco dei Love Machine.
In realtà la band milanese aveva esordito nel 1989 con un albo eponimo (ancora un po’ “acerbo”, anche in un paio di testi in italiano …), ma furono i riscontri ampiamente positivi ricevuti dal sopraccitato lavoro a far scattare la spasmodica ricerca in chi sosteneva (e sostiene …) strenuamente la “scuola” dell’hard n’ heavy italico.
Un lungo periodo in cui i nostri non si sono mai dati per vinti, pur con i fatali cambi di formazione, pause di “riflessione” e centellinando le uscite discografiche, oggi giunte, con questo “In time” (a proposito di tempus fugit …) al quinto capitolo in studio.
Patrocinati dall’autorevole Underground Symphony, con Frank ‘T’ Raider e Andrew Dal Zio a fungere da solida connessione tra il passato e il presente della loro parabola artistica, i Love Machine affrontano le convulsioni del rockrama contemporaneo con un album che mescola metal melodico e hard-rock ammantandoli di sfumature solenni e vagamente “barocche”, come dimostra il trittico iniziale “The tale” / “The story” / “The truth”, al tempo stesso trionfale, melodrammatico e cangiante.
La voce di Rob Della Frera (Raising Fear) pilota piuttosto bene le enfatiche armonizzazioni vocali della mini-suite d’apertura, anche se personalmente preferisco quando la sua interpretazione s’arricchisce di ulteriore teatralità nella suggestiva “The cube’s squaring” e nel crescendo suadente che caratterizza il clima ancestrale della stratificata title-track dell’opera.
Con l’andamento palpitante ed adescante di “Burn in paradise” la raccolta esibisce il mio personale best in class e se “Jungle of your mind” scurisce nuovamente i toni con esiti piuttosto efficaci, “Secret room within” va addirittura oltre, sfornando un frammento sonoro estremamente affascinante, intriso com’è di visioni fosche ed evocative.
Dopo “The same oblivion”, leggermente interlocutoria, tocca a “The blind man” esplicitare in maniera nitida la ricca cultura musicale dei Love Machine, capaci di attingere alla Grande Storia del Rock senza preclusioni (nel brano si possono apprezzare echi di The Who e Alice Cooper …), comprese le suggestioni power-metal di “At the end”, in realtà non particolarmente convincenti.
Rimanendo sul tema evocato dal titolo del disco, il tempo scorre inesorabilmente e, soprattutto oggi, sembra che non ce ne sia mai a sufficienza, ma quello che conta è come “riempire” il trascorrere degli anni, gestendo con profitto gli inevitabili cambiamenti che comporta la “maturità”… e allora in quest’ottica si può tranquillamente affermare che i Love Machine stanno vivendo in maniera egregia questa loro fase artistica, disseminando d’intraprendenza la primigenia vocazione espressiva.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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