Copertina 8

Info

Anno di uscita:2026
Durata:67 min.
Etichetta:Magnetic Eye Records

Tracklist

  1. SPIRAL WILL
  2. FETTERED TO A STONE
  3. A GOD CHANGES HIS PLANS
  4. WRATH'S OBJECT (THE BIG FALL)
  5. CULLING THE HERD
  6. BEYOND BELOW
  7. MALENGINE (THE SCAFFOLD)
  8. EVERY DAY IS A LOADED GUN
  9. RIDDEN

Line up

  • Justin Skyler Daniels: guitar
  • Justin Goins: keyboards, vocals
  • Tim Schoenleber: drums
  • Mike Sica: bass
  • Tommy Southard: guitar
  • Pelle Andersson: guest on various keyboards
  • Eric Rachel: guest on additional keyboards
  • Duane Hutter: guest on slide guitar

Voto medio utenti

Cinque album in trent’anni di attività … non si potrà certo affermare che i Solace siano degli “stakanovisti” della musica, ma allo stesso tempo la loro parabola artistica è una convincente argomentazione a sostegno di chi afferma che prendersi il proprio tempo per fare le cose è un modo efficace per alimentare la motivazione e stimolare la creatività.
Nella discografia degli americani è, infatti, complicato trovare momenti veramente interlocutori e questo nuovo “Fading failing ruin” li conferma artefici di una forma definita e personale di stoner / doom, capace di attingere all’occorrenza tanto dall’hardcore quanto dal grunge.
Nelle sapienti mani dei nostri il consueto mix di plumbei vapori metallici, litanie orbitali e dilatazioni psichedeliche diventa un’entità vitale e straniante, catartica negli squarci in cui lo spirito punk emerge da sotto la coltre di compulsioni di rock “allucinogeno”.
L’accostamento a Corrosion Of Conformity, Clutch, Monster Magnet e primi Soundgarden, oltre ai “soliti” Black Sabbath e Kyuss è propedeutico a entrare nell’universo oscuro, irretente e apocalittico di una band che tuttavia non dà mai l’impressione di affidarsi a un’operazione di “prendi & ricicla” nei confronti di schemi espressivi codificati.
Insomma, una mistura sonora consacrata ai crismi del settore e ciononostante dotata di un certo “carattere”, come testimonia “Spiral will”, con il suo riffone trionfale e il refrain viscoso.
Si prosegue con gli ipnotici contorni blues-psych di “Fettered to a stone”, mentre “A god changes his plans” avanza nei sensi minacciosa e torva, prima che “Wrath's object (The big fall)” li scuota “definitivamente” con i suoi quattordici minuti di puro delirio lisergico, in un crescendo emozionale che sembra espandersi oltre i confini dello spazio e del tempo.
Culling the herd” alza i ritmi e “Beyond below” s’impregna di perniciosi umori Sabbath-iani, e quando arriva “Malengine (The scaffold)” è ancora più chiaro quanto i Solace non si accontentino di ricalcare la lezione dei Maestri, applicandola con piglio variegato e articolato in un brano che ne definisce piuttosto bene l’intraprendente temperamento.
Every day is a loaded gun” è il momento più “crossover” (break acustico compreso …) di un’opera che con “Ridden” piazza l’ennesimo concentrato di ammaliante energia e strisciante tensione, a conclusione di un viaggio che, a differenza di tanti altri itinerari analoghi, non rischia praticamente mai di “stancare” il viandante appassionato.
Nella centrifuga vorticosa del mercato musicale contemporaneo, i Solace dimostrano che la velocità e l’urgenza produttiva non sono parametri necessariamente vincenti, almeno non quanto la qualità, il talento e l’ispirazione, elementi ampiamente rappresentati in “Fading failing ruin”.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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