Cinque
album in trent’anni di attività … non si potrà certo affermare che i
Solace siano degli “stakanovisti” della musica, ma allo stesso tempo la loro parabola artistica è una convincente argomentazione a sostegno di chi afferma che prendersi il proprio tempo per fare le cose è un modo efficace per alimentare la motivazione e stimolare la creatività.
Nella discografia degli americani è, infatti, complicato trovare momenti veramente interlocutori e questo nuovo “
Fading failing ruin” li conferma artefici di una forma definita e personale di
stoner /
doom, capace di attingere all’occorrenza tanto dall’
hardcore quanto dal
grunge.
Nelle sapienti mani dei nostri il consueto
mix di plumbei vapori metallici, litanie orbitali e dilatazioni psichedeliche diventa un’entità vitale e straniante, catartica negli squarci in cui lo spirito
punk emerge da sotto la coltre di compulsioni di
rock “allucinogeno”.
L’accostamento a Corrosion Of Conformity, Clutch, Monster Magnet e primi Soundgarden, oltre ai “soliti” Black Sabbath e Kyuss è propedeutico a entrare nell’universo oscuro, irretente e apocalittico di una
band che tuttavia non dà mai l’impressione di affidarsi a un’operazione di “prendi & ricicla” nei confronti di schemi espressivi codificati.
Insomma, una mistura sonora consacrata ai crismi del settore e ciononostante dotata di un certo “carattere”, come testimonia “
Spiral will”, con il suo
riffone trionfale e il
refrain viscoso.
Si prosegue con gli ipnotici contorni
blues-psych di “
Fettered to a stone”, mentre “
A god changes his plans” avanza nei sensi minacciosa e torva, prima che “
Wrath's object (The big fall)” li scuota “definitivamente” con i suoi quattordici minuti di puro delirio lisergico, in un crescendo emozionale che sembra espandersi oltre i confini dello spazio e del tempo.
“
Culling the herd” alza i ritmi e “
Beyond below” s’impregna di perniciosi umori Sabbath-
iani, e quando arriva “
Malengine (The scaffold)” è ancora più chiaro quanto i
Solace non si accontentino di ricalcare la lezione dei
Maestri, applicandola con piglio variegato e articolato in un brano che ne definisce piuttosto bene l’intraprendente temperamento.
“
Every day is a loaded gun” è il momento più “
crossover” (
break acustico compreso …) di un’opera che con “
Ridden” piazza l’ennesimo concentrato di ammaliante energia e strisciante tensione, a conclusione di un viaggio che, a differenza di tanti altri itinerari analoghi, non rischia praticamente mai di “stancare” il viandante appassionato.
Nella centrifuga vorticosa del mercato musicale contemporaneo, i
Solace dimostrano che la velocità e l’urgenza produttiva non sono parametri necessariamente vincenti, almeno non quanto la qualità, il talento e l’ispirazione, elementi ampiamente rappresentati in “
Fading failing ruin”.
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