A certi artisti il METALLO scorre nelle vene, e non sbaglierebbero un disco, nemmeno se lo volessero, non è cosi
Andrew?
Tocca a un malinconico giro di pianoforte (insolito, ma non casuale), introdurre il sesto capitolo discografico, in appena un decennio di attività, degli instancabili
Ironflame di (per l'appunto)
Andrew D’Cagna, la cui dedizione alla causa metallica, è assolutamente encomiabile!
Worlds To Conquer, uscito per l’ormai celeberrima
High Roller Records (che Odino l'abbia sempre in Gloria), pur rimanendo coerente alla visione artistica della band proveniente dall’Ohio, con la solita miscela di heavy e power, ci mostra tuttavia, il suo lato più oscuro e insofferente.
Il disco infatti, colpisce immediatamente per la rabbia intrinseca sprigionata e per le sue atmosfere malinconiche, tangibili sin dalle iniziali
Nights Closes In e
Legion Of Fire esaltate, oltre che dalle chitarre maligne di
Jesse Scott e
Quinn Lukas, anche dalla veemenza della sezione ritmica, curata dal duo
James Barbock-Noah Skiba, che ne enfatizza l’aggressività strutturale, senza tuttavia perdere un’oncia di quel sapore melodico che, da sempre, caratterizza il sound degli
Ironflame.
Non mancano poi i refrains leggermente più “catchy”, come nel caso di
Dynasties Fall e
Shadow Slave, dell’avvincente title-track, cosi come si possono trovare episodi leggermente più epici (emblematica
Valhalla Is Calling), intervallati da brani più articolati, quali
Where Cauldrons Burn o
Crimson Shores.
Eppure, in tutti i suddetti casi, la musicalità rimane sempre confinata all’interno di una dimensione malinconica e intimamente frustrante che sfocia, spesso e volentieri, in esplosioni rabbia incontrollata. In quest’ottica, vanno interpretati i riffs perfidi e gli assoli velenosi che caratterizzano le 8 tracce di
Worlds To Conquer, la cui pesantezza, viene solo parzialmente controbilanciata dalla voce calda e avvolgente di
D’Cagna che però, dal canto suo, cerca di azzannare maggiormente il pezzo con un approccio decisamente più aggressivo, rispetto a quello abituale.
Insomma, ammettiamolo: anche stavolta gli
Ironflame hanno fatto centro, anche se probabilmente, per raggiungere il loro obiettivo, questa volta hanno intrapreso una strada differente rispetto a quella percorsa nel più recente passato.
Difatti, il valore aggiunto di
Worlds To Conquer è da ricercare nella sua genuinità artistica, proprio come avveniva agli esordi discografici della band, mentre negli ultimi (pur validissimi) album (al precedente
King Torn Asunder avevo dato sempre 8!), traspariva un certo “mestiere” in fase di song-writing. Sia chiaro che il termine “MESTIERE” non ha assolutamente un’accezione negativa, ma anzi, denota astuzia compositiva, esperienza e padronanza della scrittura, tuttavia, quest’ultimo lavoro, mette in luce un’elevata e sincera intensità emotiva, che rimane costante dall'inizio alla fine e, attraverso questo spontaneo flusso di coscienza, la band riversa rabbia e delusione nelle composizioni, che diventano cosi il manifesto delle proprie inquietudini interiori.
Qui ora, non c’è molto “mestiere”, ci sono solo degli artisti che gettano la maschera, mettendosi completamente a nudo, mentre il loro il cuore metallico pulsa sempre più forte, alimentando, senza sosta, la SACRA FIAMMA!