Niveous è un progetto Black metal formatosi nel 2024 negli Stati Uniti e con all'attivo la pubblicazione di un EP tramite la
Transylvanian Recordings,
"Endless Snowfall" (2025), e di un full-length in questo luglio 2026 sotto l'egida della
Hypnotic Dirge Records,
"Cult of the Void Star", di cui adesso andremo a trattare.
Stando alle informazioni contenute nella pagina bandcamp,
"Cult of the Void Star" sembrerebbe essere un concept che tenta di immaginare un futuro in cui la Terra viene sconvolta dall'impatto di un immenso monolite proveniente dallo spazio profondo. La collisione dà origine a una nuova era glaciale, mentre il pianeta, ormai irriconoscibile, è dominato da tempeste incessanti e da un gelo senza fine.
Nel vuoto lasciato dal collasso della civiltà emerge un culto fanatico che venera la
Void Star, un'entità misteriosa attorno alla quale ruotano le sorti del mondo. A opporsi ai suoi seguaci sono le Tribù del Ghiaccio, comunità di sopravvissuti adattatesi alle condizioni estreme del nuovo ambiente. A guidarle è Cala Garin, ultima discendente dei Sorn, un'antica etnia ormai prossima all'estinzione.
Mentre lo scontro tra le due fazioni si fa sempre più violento e la minaccia legata alla
Void Star si avvicina, un enigmatico segnale proveniente dalle terre più settentrionali spinge Cala a organizzare una spedizione oltre i confini conosciuti. Il viaggio attraverso l'immenso deserto di ghiaccio diventa così il fulcro di una ricerca che potrebbe cambiare il destino degli ultimi superstiti, anche se ciò che li aspetta resta avvolto nel mistero.
Soffermandosi invece sul piano musicale, siamo di fronte a una forma di black metal che ben coniuga melodie e linee più aggressive tipicamente old-school. Tutto è plasmato sotto il segno di una glacialità cristallina che ricorda spesso e volentieri — questo anche per talune atmosfere evocative e strutture peculiari — gli
Immortal di album come
"At the Heart of Winter" (1999) e
"Sons of Northern Darkness" (2002), e in certi passaggi dove emergono le clean vocals i
Bathory delle fasi Epic/Viking.
Il disco, forse, per gli aspetti qui elencati, potrebbe non brillare in termini di originalità ma è un lavoro realizzato talmente bene, con le componenti nere e iconoclaste così perfettamente amalgamate con quelle più melodiche e dal tocco cosmic, che risulta capace di mantenersi costantemente interessante e godibile.
Il sound di insieme è realmente accattivante, merito di una produzione a cavallo tra old-school e nuovo corso che premia le notevoli capacità esecutive e di songwriting dei membri del gruppo, i quali spaziano tra frangenti atmosferici, onirici, linee dirette e partiture orecchiabili in modo dinamico e senza mai apparire banali, nonostante restino tendenzialmente ancorati a proposte oramai più che consolidate.
Altri nomi, oltre ai già citati, per poter eventualmente farvi comprendere con più precisione le direttive del gruppo potrebbero essere i più recenti
Whoredom Rife,
Djevel e altresì anche i più classici
Taake...
"Cult of the Void Star" è un lavoro avvolto dal ghiaccio capace di bruciare sottopelle fin dal primo ascolto.
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