"
9 Ways to Salvation" è uscito ormai più di anno fa, ma non è certo colpa dei
Dark Horizon se ne parliamo su
Metal.it solo ora. Al più possiamo rimproverare la formazione piacentina per il lungo lasso di tempo lasciato passare dal precedente "Aenigma" - uscito nel lontano 2018 - prima di dargli un seguito, anche se non è che in passato fossero stati particolarmente prolifici, dato che solo "Angel Secret Masquerade" e "Dark Light Shades" erano usciti a distanza ravvicinata.
Sicuramente sulle tempistiche hanno contribuito diversi fattori, dagli impegni paralleli dei due membri storici, il chitarrista
Daniele Mandelli (alle prese con Edran e Swarm Chain) e del tastierista
Alessandro Battini (DreamGate, Ghost City, Sangreal, oltre che alle collaborazioni con Mindfar e Great Master), sino ad una profonda revisione della line-up che ha visto diversi avvicendamenti, su tutti il cambio di testimone alla voce tra Roberto Quassolo e il nuovo entrato
Giulio Garghentini.
Devo riconoscere che l'uscita del gruppo da parte di Quassolo mi aveva lasciato alquanto confuso visto che sin da "Dark Light's Shades" lo avevo considerato come uno dei punti di forza dei
Dark Horizon, tuttavia vanno riconosciute a
Garghentini (che comunque aveva partecipato ai cori di "Aenigma") di avere qualità vocali e una forte personalità che gli permettono di dare continuità al percorso musicale dei
Dark Horizon e allo stesso tempo delineare un punto di rottura con il passato. Infatti, sin dall'opener "
Parasite" è garantita la consueta eleganza e teatralità, con le pulsazioni ritmiche di
Marco Polledri e
Paolo Veluti drappeggiate dai volteggi delle testiere di
Battini e dalle stilettate della chitarra di
Mandelli, mentre a livello vocale troviamo un inedito approccio hardeggiante e più ruvido. Uno stesso scenario che ritroviamo sull'incalzante (grazie anche alla spinta di
Polledri, al suo rientro nella band dopo aver suonato sull'esordio "Son of God") "
Crazy" ma anche sulla più morigerata e melodica "
I Won't Let You Down", su quella "
Waiting" che si fa apprezzare per i suoi scatti repentini, che poi ritroviamo in larghe dosi anche sulla successiva "
The Spy" e sull'articolata "
The Redemption of Tomorrow", due degli episodi più rappresentativi di questo "
9 Ways to Salvation", realizzato in collaborazione con la
Underground Symphony e che ricordo essere stato registrato (come tutti i lavori precedenti) presso gli Elfo Studios e per l'occasione mixato e masterizzato da
Lars Rettkowitz (chitarrista dei Freedom Call) negli Imperial Sound studio in Germania. Ma non siamo ancora giunti alla fine dell'album, all'appello mancano ancora i ceselli delicati dell'ariosa "
Our Star Is Born" e dell'intensa e teatrale "
The Theater of Appearance" (indubbiamente un altro highlight), le pulsazioni ritmiche dell'affilata "
Nobody's Home" ed infine di "
Precious", che è proprio una cover dei Depeche Mode (formazione che non ho mai amato...) che i
Dark Horizon riprendono con discreta personalità e senza eccessivi stravolgimenti.
Come lasciato già intendere, "
9 Ways to Salvation" è tanto una conferma quanto un'apertura verso nuove soluzioni. Non ci resta che attendere i
Dark Horizon - ma non fatteci aspettare troppo tempo - al varco con il prossimo album, per vedere e ascoltare gli sviluppi...
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