[ Sinner rider, rides in with the storm.
The devil rides beside him... ]
Prendo in prestito qualche verso del ben noto brano dei Judas Priest per introdurre (e infine congedarmi) "
Boom Bang Goodbye", album che chiude il percorso musicale dei
Sinner, fondati da
Matthias Lasch (alias
Mat Sinner e giustamente omaggiato - per quando in maniera un po' chiassosa - sulla copertina del disco) nei primi anni Ottanta.
Da allora hanno realizzato una bella sfilza di dischi caratterizzata non solo da un robusto e melodico Hard Rock ma anche da una ridda di svariati musicisti che si sono alternati proprio al fianco di
Mat Sinner, mentre lo stesso bassista/cantante dalla seconda metà degli anni '90 aveva dato vita assieme a Ralf Scheepers (inaspettatamente assente su questo album) ai Primal Fear, dai quali comunque ritroviamo come ospite alla voce e alla chitarra
Magnus Karlsson.
Giusto per continuità con il passato anche su "
Boom Bang Goodbye" assistiamo ad una nutrita presenza di ospiti, soprattutto - come vedremo poi in dettaglio - nel comparto vocale, peccato però che dal remoto passato dei
Sinner faccia capolino il solo
Mathias Dieth, mentre da quello più recente ritroviamo
Alex Scholpp.
Diciamo che così si evita così l'operazione nostalgia, e possiamo assistere ad una passerella di diversi - ed eterogenei - cantanti che intervengono ad interpretare i vari brani, e si parte dal brasiliano
Renan Zonta (Electric Mob) alle prese dell'Hard Rock scardinante ed elettrizzante di una "
Dreams Can Come True" largamente corale. Seguono l'approccio più ruvido e settantiano di "
Wait", con un sorprendente
Michael Bormann (noto soprattutto per i trascorsi nei Jaded Heart), e quello caldo ed intenso della power ballad "
Leave It All Behind", primo dei tre episodi cantati da
Ronnie Romero (già invitato sia su "Santa Muerte" sia su "Brotherhood") e, infatti, lo ritroviamo sulla seguente "
All Night Long" (più robusta e in odor di Whitesnake) e poi sulla poderosa e teutonica "
Hellbreaker", due canzoni intervallate dall'ammiccante "
Are You Ready", dove dietro al microfono incappiamo in
Björn Strid (Soilwork ma anche The Night Flight Orchestra), e da quella "
Born to Run" dove è invece impossibile non riconoscere e scoprirsi a rincorrere il frontman degli Eclipse,
Erik Mårtensson, anche lui ospite dei
Sinner in tempi recenti.
Giunge quindi il momento di una delle canzoni più riuscite dell'album, l'elegante e briosa "
Turn the Page", interpretata con passione e calore da
Michael Sadler dei Saga, a questo punto si torna all'Hard Rock ottantiano di "
Road to Remember" (qui ritroviamo un ottimo
Bormann) e il mid-tempo "
Under the Moonlight" con alla voce
Sascha Krebs (già presente su tutti e tre i precedenti album dei
Sinner), prima di lasciare il microfono a
Magnus Karlsson per la conclusiva "
Power", brano che - pur senza esagerare - tiene fede al titolo e sembra voler gettare un ideale ponte tra i
Sinner e i Primal Fear.
C'erano diversi modi per chiudere la porta dietro a ben 45 anni di musica... e questo "
Boom Bang Goodbye" è sicuramente tra i migliori: un lavoro onesto, celebrativo, più che dignitoso e, seppur non esaltante, rappresentativo di quell'anima Hard Rock che da sempre ha caratterizzato i
Sinner.
[ You fall by the hand of the Sinner! ]
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