Oddland - Unilluminate To Illuminate

Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:41 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. AMOKINUS
  2. ETERNAL ERODE
  3. SOAR
  4. ASCENT
  5. FREEFALL
  6. UNILLUMINATE
  7. ILLUMINATE
  8. ACT OF SOLACE
  9. RED CANVAS
  10. UNBOUND IN TIME
  11. WATERDROPS

Line up

  • Sakari Ojanen: vocals, guitars
  • Joni Palmroth: bass
  • Ville Viitanen: drums
  • Jussi Poikonen: guitar, sax

Voto medio utenti

Dentro la musica degli Oddland c’è un sacco di “roba”: prog, metal, folk, alternative e pure (il “sibillino”) djent.
Il bello è che il cangiante crossover così allestito riesce ad essere piuttosto “a fuoco” e non cerca mai la trama gratuitamente intricata o “ad effetto”, impregnato com’è di un’intensità espressiva densa e inquieta.
Il recente tour con i Soen, a detta della band finlandese, ha rafforzando il dinamismo e la forza d’impatto delle sue composizioni, ed in effetti “Unilluminate to illuminate” appare più maturo e “consapevole” dei suoi predecessori, diventando succulento “cibo sonoro”, oltre che per i buongustai del suddetto gruppo svedese, anche per chi è solito alimentare mente, cuore e muscoli con Opeth, Tool, (primi) Pain Of Salvation, Karnivool, TesseracT e magari anche con spizzichi di System Of A Down e di certi Orphaned Land.
Nervosi squarci di sax e variegate incursioni nella musica etnica rendono gli arrangiamenti del disco più dinamici e subdoli e già dallo strumentale d’apertura “Amokinus” (in cui scorgere addirittura vaghi barlumi dei “nostri” Area …) s’intuisce che nonostante l’abbondanza tecnica e il clima tensivo l’ascolto sarà fluido e appagante, allontanando il rischio di una sproporzionata e asettica proliferazione di note.
Eternal erode” appesantisce e rende più schizofrenico il sound, ma personalmente preferisco gli Oddland quando, come accade in “Soar”, sviluppano una visione sonora che sa essere al tempo stesso solenne, pesante, fosca e melodicamente irretente.
Dopo l’intermezzo “Ascent”, tocca a “Freefall” confermare l’efficacia di una formula che nel dualismo “Unilluminate” / “Illuminate” raggiunge l’apice artistico, in un’adescante e radicata fusione tra generi che trascina l’astante in una dimensione di deciso straniamento sensoriale.
Il fugace interludio atmosferico denominato “Act of solace” anticipa “Red canvas”, un altro eccellente mix di stili declinati lungo una direttrice di melodramma dagli risvolti esistenziali, mentre “Waterdrops” (“Unbound in time” è un breve recitato) conclude la raccolta con una forma di enfatica drammaturgia, di quelle che gli estimatori dei Tool conoscono e apprezzano in maniera ampia ed entusiasta.
In un ambito che, per definizione, dovrebbe essere la “Terra della Stranezza”, “Unilluminate to illuminate” conduce l’ascoltatore in un universo melodico, introspettivo, cinematico ed impetuoso, magari non straordinariamente “sorprendente” e tuttavia parecchio coinvolgente.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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