In linea teorica, il black metal degli americani
Saidan, così "zuccheroso", romantico, melodico, molto vicino alla scuola finlandese di Moonlight Sorcery o Children of Bodom che furono, con il suo approccio un po' gotico un po' horror e l'estetica giapponese (visual key), non dovrebbe piacermi.
Eppure...
Eppure, seguo il duo di Nashville sin dagli esordi ed ho sempre trovato la loro proposta musicale molto interessante, per diversi motivi.
I
Saidan, infatti, sanno scrivere le loro canzoni, intessono melodie che ti si stampano subito nel cervello, sono musicisti tecnicamente preparati e, al di sotto di una superficie "laccata", commerciale, tendente, a volte verso l'heavy più classico se non, addirittura, all'emo rock adolescenziale, è possibile scorgere un dinamismo ed una carica violenta che, nel loro equilibrio tra malinconia ed afflato epico, sono merce molto rara e testimonianza palese di un talento fuori dal comune.
"Fangdriller: Scars Beneath Memory's Wrist", quarta uscita discografica per il gruppo, è un album composto molto bene, accessibile ma non banale, esaltante in diversi frangenti, arricchito da alcuni riff di alta scuola e da tastiere che diventano protagoniste assolute nell'intreccio sonoro, con partiture pesanti che lo portano, sorprendentemente, in territori death, il tutto avvolto in una atmosfera "allegra", orrorifica senza volerlo davvero essere, al servizio di un concept che, questa volta, ci racconta le vicende di Junko, una giovane studentessa depressa e solitaria, che trova conforto in un misterioso culto chiamato Ethereal Blood, raccontato secondo la classica (per il gruppo) estetica giapponese.
Insomma, se il vostro modello di metallo nero è un "Transilvanian Hunger" a caso, state lontanissimi dal nuovo parto dei
Saidan, che, per inciso, è, a mio parere, il loro lavoro più riuscito, ma, se per caso, non aveste paraocchi, non vi desse fastidio questo mondo molto da teenager, e foste disposti ad andare ben al di là delle semplici apparenze, potreste scoprire che
"Fangdriller" è un signor album, senza punti morti, irresistibile nella sua carica dissacrante e, certamente, meritevole di più e più ascolti.
O forse, il sottoscritto, è impazzito con l'età e si è intenerito... fate voi.
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