Copertina 3

Info

Anno di uscita:2002
Durata:60 min.
Etichetta:Roadrunner
Distribuzione:Universal

Tracklist

  1. DOWNSTROY
  2. SEEK' N' STRIKE
  3. ENTERFAITH
  4. ONE
  5. L.O.T.M.
  6. BRAZIL
  7. TREE OF PAIN
  8. ONE NATION
  9. 9-11-01
  10. CALL TO ARMS
  11. FOUR ELEMENTS
  12. SOULFLY III
  13. SANGUE DE BAIRRO
  14. ZUMBI

Line up

Non disponibile

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Amo Max Cavalera, qualsiasi cosa faccia per me è degna di venerazione. Faccio questa premessa perché il nuovo ”3” mi ha indotto in profonde riflessioni. Mi spiego subito. Il disco è bello potente, come mai prima i Soulfly, canzoni tirate e rabbiose, anthems sociali e di rivolta, ben suonato e ben prodotto da Max stesso. Insomma un disco formalmente ineccepibile che accompagnerà la mia estate fino a consumarlo. Tra l’altro la mia lussuosa versione digipack contiene quattro bonus track tra pezzi live e cover. Il mio cuore ama sto disco e lo promuove a pieni voti. Ma come sapete a me piace farmi del male….
Ma poi rifletti…è mai possibile che al terzo disco dobbiamo ancora subirci gli pseudo tribalismi sfiatati, i soliti “muthafucka” urlati contro tutto e tutti, i soliti strumenti esotici quali il berimbau usati a sproposito, i soliti riff di chitarra e giri di basso che si ripetono ormai da ben tre e dico ben tre dischi? È mai possibile che Max è ancora qui a parlarci di tribù e fratellanza? È mai possibile usare sempre gli stessi temi triti e ritriti? È mai possibile essere così patetici da dedicare un minuto di silenzio alla tragedia del’11 Settembre? È mai possibile riproporre gli stessi pezzi acustici ed atmosferici che erano di moda su “Roots” tanti anni fa e che puntualmente fanno la comparsa in un suo disco? È mai possibile che Max conosca solo tre parole di inglese e cioè tribe, bleed e fight? È mai possibile utilizzare titoli di canzoni così infantili e ripetitivi come “Downstroy”, “Last Of The Mohicans”, “Seek’n’Strike”, “One Nation” e “Call To Arms”? Fare il rivoluzionario in poltrona oramai è diventata un abitudine per Max. Ma dico è mai possibile essere così ripetitivi? Basta! Basta!! Basta!!! Poi c’è una cosa che mi fa girare oltremodo le palle. È mai possibile che su ogni disco Max debba tirare in ballo la morte del figlioccio Dana Wells? Ma dico sto poveretto dovrà riposare in pace un giorno si o no? Quanto ancora vuoi speculare sulla morte di sto poveretto? A cosa servono quelle inutili minacce che non farebbero paura manco ad una mosca che su ogni disco fanno la loro miserabile comparsa? È mai possibile che ogni disco di Max sia un necrologio con una sfilza interminabile di persone morte a cui dedicare l’album (oltre al consueto “Dedicado a Deus”) tra cui il grande Ayrton Senna? Ma dico Max, ce l’hai ancora un po’ di dignità? Ti è rimasta ancora un po’ di vergogna? Qua non si tratta più di coerenza e onestà. Questo è semplicemente avere una spaventosa pochezza di idee e riciclarle in continuazione fino alla nausea. Questo significa prendere per il culo chi ha bisogno di andare dalla mammina per rimediare i 20 euro per una bruttura simile.
Max ascolta un cretino, lascia perdere questi sfigati che hai tirato su con te strada facendo, lascia perdere i soldi della Roadrunner che ha preso a calci in culo la tua tribù e tuo fratello, lascia perdere quella messalina di tua moglie Gloria e torna dalla tua famiglia, tra la tua tribù. La tua famiglia sono Paulo, Igor e Andreas, la tua tribù si chiama Sepultura. Allora si che i dischi saranno fatti col cuore.
Intanto invito tutti i lettori ad alzare il dito medio insieme a me a tutte quelle case discografiche interessate solo al profitto che ci vendono le peggio ciofeche a 20 euro pensando che siamo un’accozzaglia di cerebrolesi (vero Roadrunner?). Alziamo il dito medio a chi massifica e omologa la musica. Si fottano insieme al loro business e ci diano finalmente della musica degna di tal nome e non più prodotti confezionati alla perfezione ma che non lasciano nemmeno un alito di emozione dentro di noi. Risparmiate i vostri soldi e usate il cervello contro chi si tratta come sottosviluppati.
Intanto parafrasando il titolo sto disco si merita un bel 3. E stavolta è proprio il caso di ringraziare l’Altissimo. La prossima volta non avrò pietà.
Recensione a cura di Luigi 'Gino' Schettino
Album deboluccio

Non arriva alla sufficienza

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