Che gli svedesi
Europe siano da sempre una delle band più conosciute, famose e amate (specie dal pubblico femminile) del panorama rock internazionale non lo scopriamo certo adesso, ma pensare che dopo ben oltre quarant’anni di una lungimirante e pluridecorata carriera alle spalle riescano ancora riempire i palazzetti ovunque si esibiscono non ècerto un'impresa comune a tutti.
E come successo praticamente in tutte le altre date europee di questo tour, anche per questa unica esclusiva data italiana all’Alcatraz di Milano la regola non ha fatto certo eccezione, decretandone un più che prevedibile sold out anticipato!
Certo, nello specifico, l’occasione stavolta era piuttosto ghiotta e imperdibile per ogni vero/a fan che si rispetti degli Europe, perché in un concerto unico (ma suddiviso in due parti ben distinte) veniva conglobata sia la celebrazione del 40esimo anniversario di “
The Final Countdown” (suonato per intero) che la presentazione del nuovo album “
Come This Madness”, uscito pochi giorni fa (il 25 settembre per la precisione).
Un evento pertanto davvero molto speciale che forse per la sua grande caratura mediatica avrebbe meritato una location ancora più ampia o magari una seconda serata aggiuntiva per far fronte alle tantissime richieste di biglietti rimaste insoddisfatte in questi ultimi giorni: forse l’errore di molti è stato nel pensare che erano appena passati lo scorso luglio per più date in Italia, senza valutare però che “The Final Countdown” è il disco più iconico e famoso della loro discografia, nonché quello di maggior successo, il classico album che conoscono “cani e porci” e celebre in tutto il mondo, amato anche da un pubblico non necessariamente appartenente all’area hard’n’ heavy e affini, ma anche da chi semplicemente ascoltava la radio e frequentava la discoteca.
Al nostro arrivo all’Alcatraz di Milano (in una splendida giornata autunnale di metà ottobre ma dal retrogusto quasi estivo a livello climatico) seppur giunti abbondantemente in anticipo rispetto all’orario di apertura porte, era già presente infatti un nutrito gruppetto di persone accampate davanti l’entrata, giunte un po’ da tutta Italia e con alcune presenze anche dall’estero, sin dalle prime ore dal mattino e pronte per scattare davanti la transenna, munite di striscioni, cartelloni e bandiere: questo per dire che se anche non siamo più nei magici anni 80, gli Europe vantano ancora un nutrito di numero di seguaci e fan della prima ora, magari oggi un po’ più attempati come loro stessi ma sempre piuttosto tenaci e agguerriti, pronti a seguirli e supportarli ovunque e con la stessa passione di un tempo.
Molto bello anche vedere molti genitori con figli/e fianco a fianco cantare assieme i brani degli Europe, accumunati dalla stessa passione, creando di fatto quasi una vera e propria sorta di ricambio generazionale, esattamente come la musica degli Europe attuali, sempre fedele al marchio di fabbrica originale ma anche molto rinnovata nei suoi contenuti; sicuramente oggi la loro proposta musicale si presenta più varia, matura e al passo coi tempi, cosa che gli ha consentito non solo di mantenere il vecchio zoccolo duro della fanbase storica, ma anche di allargare la visuale musicale verso nuovi orizzonti, abbracciando così una fetta sempre più vasta di pubblico.
Per diventare un fenomeno di massa internazionale, trasmesso in tutte le radio europee e americane, fatto al quale si sommano i milioni di copie vendute in tutto il mondo anche i nostri beniamini svedesi ebbero bisogno di spinte dall’alto e di visibilità, la stessa che servirà ai canadesi
The Damn Truth, scelti in questo tour come gruppo spalla per diventare un giorno a loro volta famosi, che stasera avranno l’onore e l’arduo compito di aprire il sipario e di scaldare un pubblico già piuttosto eccitato ed effervescente…ci riusciranno i nostri amici?
Cominciamo col dire che nonostante la giovane età, questa band originaria di Montreal e fondata nel 2011, ha già all’attivo quattro album, e che l’ultimo disco omonimo del 2025 è stato premiato come Rock album ai Juno Awards canadesi del 2026 e che nel 2018 hanno aperto per i concerti americani dei
ZZ Top: non male direi come biglietto da visita! E una volta saliti sul palco, nonostante non sapessi quasi nulla di loro, ne' avessi mai ascoltato nessun loro album prima di stasera, ho compreso velocemente il motivo di questo successo in madrepatria: la miscela proposta è in verità piuttosto semplice, ovvero un classico hard rock di stampo americano che fonda la sua ispirazione e radici negli anni settanta strizzando anche un po’ l’occhio al rock alternative ma suonato con una verve e una grinta pazzesca, consona più ad una band navigata che a dei giovani emergenti.
Il punto di forza dei The Damn Truth + senza dubbio costituito dall’avvenente , formosa e carina cantante / chitarrista
Lee-La Baum, che quando canta sprigiona energia da ogni poro, oltre ad essere un'ottima chitarrista ritmica. Le sue movenze e il suo stile di cantare ricordando tanto Alanis Morissette quanto Alannah Myles, due vere icone femminili della musica rock!
Eccellente anche l’apporto dato alla causa da parte del carismatico e coloratissimo chitarrista solista
Tom Shemer e dal bassista
Pierre – Yves Lattelier, due funamboli scatenati che saltano indemoniati e senza sosta da una parte all’altra del palco, con tanto di look hippie-70’s! Curiosa anche la scelta fatta dall’altrettanto valido batterista
Dane Traina, ovvero quella di posizionare la sua batteria molto bassa, quasi a terra e senza rialzo nella pedana, rendendosi così poco visibile e spesso nascosto dagli altri musicisti della band: poco male… picchia forte, secco e preciso che è un piacere!
I The Damn Truth sono una band eccellente, solidissima, compatta, coesa e che suona della gran musica hard rock. Una piacevolissima nuova scoperta e un gruppo da rivedere in futuro magari in veste di headliner e non come gruppo di supporto, anche perché oggi il tempo a disposizione è stato piuttosto esiguo per mettersi completamente in mostra; ciononostante il loro valore è pienamente emerso. Dispiace notare, come spesso accade purtroppo piuttosto frequentemente, che il locale fosse riempito poco più che per la metà durante la loro performance; sicuramente molti per problemi lavorativi e logistici saranno stati costretti arrivare più tardi, non lo metto in dubbio, ma la verità è’ anche che la stragrande maggioranza sono quasi sempre solo attirati solo dall’attrazione principale, inutile negarlo…
Un vero peccato per gli assenti, una vera goduria per tutti noi presenti che abbiamo avuto modo di sentire questa nuova giovane band della quale sentiremo presto parlare ancora molto in futuro!
Tempo di una birra veloce al bar, due chiacchiere tra vecchi e nuovi amici/che, che quasi senza accorgersene alle 21 in punto spaccate si materializzano sul palco gli amatissimi
Europe e l’Alcatraz (a questo punto invece diventato traboccante in ogni angolo) si trasforma in una vera e propria bolgia tra urla assordanti, boati, acclamazioni, con tanto di esposizione di cartelloni con dediche amorose varie a Tempest e Norum da parte delle fans stipate in transenna e tra le prime file, di cui molte addobbate anche con un look appositamente vintage ottantiano creando così quell’atmosfera che magicamente porta a spasso nel tempo, e in connessione proprio col periodo di “The Final Countdown” per stare a tema serata.
Gli Europe si presentano in forma smagliante, sia fisica che musicale, come non vedevo da tempo.
Joey Tempest, il grande frontman amatissimo e sicuramente leader indiscusso della band, oggi è un lontano parente di quel ragazzo dai capelli biondi, con i boccoli lunghi e ribelli con il chiodo e i pantaloni di pelle; fu un vero sex symbol che fece girare la testa e innamorare un numero imprecisato di teenagers all’epoca, che parafrasando il suo nome “tempestavano” le loro camerette con i suoi poster contenuti in molte riviste musicali cartacee vendute nelle edicole. Oggi di quel Tempest d’annata rimane solo un lontanissimo e sbiadito ricordo: fisicamente è sempre snello e asciutto come allora (alla faccia dei 63 anni portati splendidamente) ma si presenta oggi sul palco con un look molto composto, sobrio ed elegante, con tanto di giacca scura e camicia abbinata; tutto ciò però non intacca minimamente il suo grande carisma, rimasto assolutamente immutato, ora come allora.
La sua voce, seppur certamente meno potente e alta rispetto a un tempo, risulta essere di contro ancora molto pulita, sicura e dalla timbrica inconfondibile: con saggezza, umiltà e grande professionalità, Tempest ha abbassato la sua tonalità di ½ - 1 tono (soggettivamente) perchè purtroppo il tempo non risparmia nessuno e neppure un grande artista come lui ne rimane immune. Ciononostante, tutti i brani che ci verranno proposti non perdono un briciolo di verve e di energia ed è quello che conta alla fine.
John Norum, anche lui molto elegantemente vestito, offre la solita prestazione alla sei corde maiuscola ed impeccabile, così come la sezione ritmica composta da
John Leven e
Ian Haughland, che creano il muro di suono sul quale Norum interseca divinamente i suoi riff chitarristici, mentre sua maestà
Mic Michaeli ci tesse sopra la sua sontuosa tastiera! Il leggendario Michaeli è a mio parere uno dei più grandi tastieristi al mondo in attività, punto di forza sul quale si erge tutta la struttura della musica degli Europe, fautore anche in questa occasione dell’ennesima performance memorabile.
Come già detto in precedenza, lo show degli Europe per questo special tour viene suddiviso in due tronconi ben distinti: una prima nella quale viene dato spazio e presentato il nuovissimo album “Come This Madness”, al quale vengono aggiunte altre hit del passato più alcuni brani più recenti, e una seconda parte dedicata all’intera riproposizione ed esecuzione per intero di “The Final Countdown”, in occasione del suo 40esimo compleanno che cade giusto quest’anno (1986-2026).
Si abbassano le luci del palco e si parte subito a razzo: un'intro soave e delicato fa da preludio a un infuocata e scatenata “
Scandinavian Eyes”, (forse il pezzo più riuscito del nuovo album), dove gli Europe dimostrano subito di essere in palla e in forma smagliante, con un Tempest che inizia subito a fare girare in alto l’asta del suo microfono, saltando da una parte all’altra dei lati opposti e dispensando sorrisi e saluti per tutti. Segue una bellissima “
Walk The Earth”, brano omonimo del penultimo studio album, dai tratti più moderni e più “oscuri”, che viene però purtroppo accolta un po’ più tiepidamente dal pubblico, che probabilmente non conosce bene questi dischi più recenti. In compenso sulle note di una superlativa e storica “
Superstitious” (da “
Out Of This World”) iniziano i primi segni di delirio generale, che andranno a ripetersi durante l’esecuzione di una sorprendente ed inattesa “
Prisoners In Paradise”, altro ripescaggio clamoroso dell’era con
Kee Marcello alla chitarra, proposta in chiave semi-acustica, che personalmente non mi ha del tutto convinto nella prima parte, certamente risultata gradevole e di gran classe nel duetto voce/tastiera Tempest – Michaeli ma troppo rallentata rispetto alla versione originale del disco, che invece dopo l’assolo di Norum nella seconda parte in elettrico ha acquisito il vigore e la spinta necessaria che necessita.
Nel mezzo, una riuscita e gradevole “
One On One”, primo singolo estratto del nuovo album, incalzata da una sempre splendida e sempreverde “
Last Look At Eden”, in cui sale in cattedra e da grande protagonista l’imperiale tastiera di Mic Michaeli. ”
War Of Kings” è un brano potente, roboante e sempre piacevole da sentire in sede live ma lo avrei barattato volentieri stasera con la nuova “Come This Madness”, brano rimasto sorprendentemente e clamorosamente invece fuori scaletta.
La divertente e super melodica “
The Cult Of Ignorance” chiude di fatto la prima parte in maniera spassosa in un clima di grande festa generale. In realtà, la successiva “
On Broken Wings”, farebbe di fatto parte del primo raggruppamento, ma essendo la B-side del 45 giri di “The Final Countdown”, per logica lo collego più a quel viaggio a ritroso nel tempo che a breve andremo tutti magicamente fare..
Dal maxischermo scorrono le immagini degli Europe dell’epoca, quella dei mitici anni 80, e vedo già scendere una lacrimuccia sul viso di qualche fan più sensibile e nostalgico…Partono le note di “
On Broken Wings” e subito dopo in rapida successione di “
Rock The Night” e adesso l’adrenalina è salita a mille a chiunque dei presenti in sala. La struggente “
Carrie” ha rappresentato per i ragazzi/e della mia generazione qualcosa di più grande e importante di una semplice ballad romantica, ha letteralmente segnato un'intera epoca. Un brano simbolo di un tempo che non tornerà mai più, da conservare e tramandare gelosamente a chi non c’era e non ha vissuto quegli anni in prima persona; ricordi, sentimenti, emozioni e brividi lungo la schiena si sono mischiati tutti assieme contemporaneamente ed + stato bellissimo cantarla a squarciagola con Joey!
La sorpresa vera però arriva con la successiva “
Danger On The Track”, nella quale Joey ringrazia tutta la crew che a sua volta poco dopo durante l’esecuzione del brano sale sul palco in massa creando un casino/disastro e dando realmente l’idea di rovinare il brano; ammetto candidamente che in un primo momento ci ero cascato in pieno e mi stavo seriamente preoccupando e arrabbiando, mentre poi invece ho realizzato che il simpatico siparietto era pienamente voluto e organizzato.
Davvero una trovata geniale, inaspettata e spiazzante.
Con “
Ninja” e soprattutto con “
Cherokee”( la mia preferita del disco, introdotta dalla batteria del mitico Ian Haugland) si continua a rockeggiare molto forte, con un John Norum gasatissimo e sugli scudi, vero mattatore adesso della scena, che dopo i suoi assoli al fulmicotone si prende tanti calorosissimi e meritati applausi. Una doppietta questa da paura!
“
Time Has Come” e “
Heart Of Stone” scorrono via che è una meraviglia, arrivando così purtroppo velocemente in dirittura d’arrivo verso il traguardo finale.
“
On The Loose” è l'ultima perla che chiude magicamente questo capolavoro immortale, ma prima di congedarsi definitamente c’è ancora da scatenarsi con la title-track “
The Final Countdown”, volutamente tenuta per ultima e per il gran finale, scatenando così un ultimo “conto alla rovescia” incandescente, con tanto di incitamento coi vari “Jump, Jump!” da parte di Tempest, ai quali hanno partecipato anche i muri dell’Alcatraz saltando in contemporanea e a tempo con tutti noi!
Che dire…concerto spaziale e di altissimo livello, impreziosito da partecipazione di pubblico fantastica. Gli Europe sono una band di una caratura superiore alla media e tra i più grandi gruppi hard rock al mondo di tutti i tempi, perché la loro musica è leggendaria ed immortale!
Se vogliamo trovare il classico pelo nell’uovo qualche piccolo errore tecnico qua e là c’è stato, qualche strofa saltata, qualche attacco magari non sempre perfetto. Ma innanzi a un concerto del genere, tiratissimo, senza pause e senza perdite di tempo inutili, sono dettagli davvero quasi del tutto irrilevanti, che non scalfiscono minimamente una prestazione ineccepibile, clamorosa e da urlo degli Europe!
Sicuramente uno dei concerti Top di quest’anno, poco ma sicuro.