Dopo una lunga giornata in quel di Como per il ComoFun mi dirigo direzione Milano sotto una pioggia torrenziale. Arrivato nei dintorni del Legend Club comincia la solita roulette per trovare un parcheggio auto libero ed, incredibilmente, al decimo o undicesimo passaggio un’anima pia abbandona la zona liberando un posto. Come si dice dalle mie parti "piove, tira vento, fa brutto tempo", e quelle poche centinaia di metri che separano l’auto dal club si trasformano una doccia a cielo aperto. Riesco comunque a entrare quando gli
Skeletoon hanno da poco iniziato la propria esibizione e, con sommo piacere, scopro che
Francesco Ferraro è riuscito a rientrare in tempo dai suoi impegni con i
Freedom Call per prendere parte alla data milanese. Le danze si aprono con il singolo
"Holding On" (il video è disponibile su YouTube), seguito a ruota da
"What I Want" e da quella che, come da loro stessi anticipato, è l’unica canzone power metal al mondo composta esclusivamente da numeri:
"2204". Questa e l’opener "Holding On" sono entrambe estratte da "
The 1.21 Gigawatts Club", album dichiaratamente ispirato a "
Ritorno al Futuro", una coincidenza davvero curiosa, visto che proprio oggi, al ComoFun, era presente come ospite nientepopodimeno che Christopher Lloyd, l’indimenticabile Doc Brown della celebre saga! Si prosegue con
"The Truffle Shuffle Army: Bizardly Bizarre" brano dedicato ai Goonies che ci riporta stilisticamente agli esordi della band, quando gli Skeletoon erano ancora una cover band degli Helloween. A seguire arriva quella che viene presentata come la cover della cover: la mitica
"No Easy Way Out" dell’altrettanto mitico
Robert Tepper, colonna sonora di
"Rocky IV", pellicola leggendaria che non ha certo bisogno di presentazioni. A chiudere lo show ci pensano
"We Don’t Need Roads" e
"Nemesis". Quest’ultima è una canzone che non ho mai apprezzato particolarmente su disco e che, anche dal vivo, non riesce a conquistarmi come le altre proposte della serata. Tirando le somme, era la prima volta che vedevo gli
Skeletoon dal vivo e posso ritenermi decisamente soddisfatto. Spero di avere presto l’occasione di rivederli, magari con più tempo a disposizione per godermi il loro show. D’altronde, fra nerd ci si capisce!
Cambio di palco piuttosto rapido ed in men che non si dica tocca ai
Moonlight Haze prendersi la scena. Il loro ultimo EP,
"Interstellar Madness", mi ha convinto parecchio e, dopo la chiacchierata fatta a Milano durante l’estate, la voglia di vederli finalmente dal vivo era tanta. Fino a quel momento, però, non ero mai riuscito ad incrociarli sul palco: avevo visto soltanto la bravissima Chiara come ospite dei
Trick or Treat in una data che, se la memoria non mi inganna, potrebbe essere stata proprio quella del Lucca Comics del 2022 (il mio essere nerd mi perseguita). Proprio Chiara mi ha colpito tantissimo dal vivo, dimostrando una capacità impressionante di passare da uno stile vocale all’altro con una facilità disarmante. Riesce ad attraversare le diverse atmosfere dei brani con una naturalezza incredibile, facendo sembrare tutto estremamente semplice. Bravissima! Una versatilità che emerge soprattutto in brani come la title track del loro ultimo lavoro in studio,
"Interstellar Madness" appunto, dove mi ha convinto anche nelle parti cantante in italiano e nella breve parte gutturale posta verso il finale del brano. Chiara a parte, tutta la band ha dimostrato di avere le palle cubiche, tanto sul piano tecnico quanto per la capacità di tenere il palco. I chitarristi e il bassista si scambiano continuamente di posizione, interagendo con il pubblico e contribuendo a rendere lo show dinamico e coinvolgente. Su "Interstellar Madness: Finale", invece, Giulio Capone abbandona momentaneamente la batteria per imbracciare le sue tastiere a tracolla e regalarci una magnifica interpretazione di questo brano strumentale, durante il quale Chiara approfitta della pausa per lasciare il palco e cambiarsi d’abito. La scaletta della serata è piuttosto ricca e, dopo una prima parte dedicata all’esecuzione integrale di
"Interstellar Madness", viene lasciato ampio spazio ai lavori precedenti. Ecco quindi spuntare brani come
"Beyond",
"It’s Insane",
"Enigma",
"To the Moon and Back" e la conclusiva
"We’ll Be Free", giusto per citarne alcuni. Due note a margine. La prima riguarda lo splendido basso Spector imbracciato da Alessandro Jacobi: sarei rimasto a contemplare quel 4 corde per ore! Al di là dell’estetica del proprio Spector, Alessandro si è dimostrato un ottimo bassista, capace di valorizzare al meglio il proprio strumento e di ritagliarsi il giusto spazio sonoro nonostante la presenza di due chitarre e delle varie basi. La seconda è il simpatico aneddoto che ha per protagonista il sopracitato Alessandro, il quale, dimenticatosi i vestiti in albergo, si è ritrovato costretto a salire sul palco indossando un paio di leggings di Chiara. Direi che, tutto sommato, non sia andata affatto male :D
Ultimi in scaletta, ma non per importanza, gli
Ancient Bards, altra band che, purtroppo, non ero mai riuscito a vedere prima dal vivo. Ammetto che, arrivati a questo punto, la stanchezza della lunga giornata e delle centinaia di chilometri macinati comincia a farsi sentire, ma c'è ancora spazio per l'ultimo capitolo di questa bella serata all'insegna del power metal italiano. Anche gli
Ancient Bards si sono rivelati una piacevole conferma, portando sul palco il loro power metal dalle forti tinte sinfoniche, caratterizzato da orchestrazioni, melodie epiche e arrangiamenti elaborati, senza rinunciare a momenti più diretti e aggressivi. Una proposta che alterna passaggi più melodici a ritmiche incalzanti, come nel caso di
"Impious Dystopia" uno dei brani che meglio rappresentano il lato più energico della band, con i suoi riff possenti e una doppia cassa che spinge sull'acceleratore. Nel complesso, ho apprezzato la loro esibizione, anche se devo ammettere che mi hanno coinvolto un pelino meno rispetto a
Skeletoon e
Moonlight Haze. Probabilmente, però, più che un limite della band, si è trattato della stanchezza accumulata nel corso della giornata, iniziata alle 7 del mattino per andare al ComoFun partendo da Torino e proseguita tra chilometri macinati e un pomeriggio passato all’aperto sotto la pioggia… insomma, io ce la metto tutta ma ad una certa anche le mie batterie cominciavano a segnare la riserva! Resta comunque la soddisfazione di aver finalmente avuto l'occasione di vederli dal vivo e di chiudere una serata che ha messo insieme tre interessanti realtà della scena power metal italiana. Una nota di merito per Sara, che, come annunciato da uno dei chitarristi durante il concerto, si era ammalata la sera precedente. Una bella prova di resistenza, quindi, per la cantante che, nonostante il contrattempo, è salita comunque sul palco per portare a termine anche la data milanese. Non proprio il modo migliore per prepararsi a un concerto, ma sicuramente un motivo in più per riconoscerle il merito di aver affrontato anche quest'ultimo impegno del weekend!

