Therapy?: helping the afflicted since 1990

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I Therapy? sono sempre stati una sorta di “anomalia” nella scena alternativa internazionale.
Autori di un ibrido musicale pulsante e costantemente riconoscibile, fin dagli esordi i nordirlandesi sono stati capaci di operare sapientemente al confine tra i generi e hanno mantenuto la loro identità, la loro arguzia e la loro ironia sia quando il successo commerciale li ha copiosamente gratificati, sia quando il volubile “grande pubblico” del rock ha poi rivolto le sue attenzioni verso altre formazioni evidentemente più "cool".
L’uscita del nuovo ottimo lavoro in studio “Disquiet” ci ha offerto la ghiotta occasione di scambiare quattro chiacchiere con Michael McKeegan, storico bassista di una band che in pratica, in tanti anni di carriera, non ha mai deluso i suoi veri sostenitori

Ciao Michael, da vecchio fan dei Therapy? per me è un onore ospitarti sulle nostre pagine … benvenuto! Direi d’iniziare con un breve riepilogo delle attività che vi hanno visto protagonisti in questi ultimi anni … un periodo molto intenso per la band …
Ciao Marco … sì, effettivamente dal 2009 a oggi siamo stati parecchio impegnati … quell’anno abbiamo pubblicato "Crooked Timber", siamo stati in tour a supporto dell’uscita e nel 2010 abbiamo anche fatto parecchi show “celebrativi” della nostra “storia”. Nel 2011 ancora un sacco di concerti, la scrittura e l’incisione di “A brief Crack Of Light”, poi licenziato nel 2012.
L’anno scorso sono state ristampate in versione deluxe le nuove edizioni di “Troublegum” e “Infernal Love”, e ancora una volta siamo andati in tour per sostenere tali uscite discografiche.
La stesura e la registrazione di “Disquiet” sono stati i passi successivi della nostra attività, parallelamente abbiamo pure firmato un nuovo contratto discografico e abbiamo anche trovato il tempo per qualche collaborazione e Andy ha inoltre pubblicato due album da solista, in acustico … insomma, non ci siamo annoiati …
Ho apprezzato parecchio l’approccio del nuovo album, caratterizzato da un notevole bilanciamento tra forza, “melodramma” e melodia. Ciò detto, è innegabile che “Disquiet” si dimostri un disco più “accessibile” di “Crooked Timber” e, soprattutto, di “A Brief Crack of Light” … ci spiegheresti i motivi di tale scelta espressiva?
Grazie! Anch’io penso che “Disquiet” sia effettivamente un lavoro più “snello” e diretto dei suoi due predecessori. Volevamo che nel disco ci fossero un sacco di energia, molti “hooks” vocali e che chitarra, basso e batteria fossero in grado di alimentare il suono in maniera pesante e immediata. Ovviamente il tutto doveva essere equilibrato e omogeneo e nonostante quest’aspetto rappresentasse una sfida importante, credo che siamo stati bravi a centrare l’obiettivo.
Quanto tempo è stato necessario per la stesura del disco? Ti va di raccontarci qualcosa su come si sono svolte le operazioni di scrittura dell’opera? Sono tutti brani completamente nuovi o qualche idea risale al vostro glorioso passato?
La maggior parte dei pezzi è stata composta alla fine del 2013, con Andy che ci ha lavorato direttamente a casa sua, scrivendo spesso solo per voce e chitarra acustica, in modo da concentrarsi davvero esclusivamente sulle canzoni. Una volta avuta a disposizione una dozzina di brani, ci siamo dedicati a qualche giorno di prova e pre-produzione, dieci in totale, e abbiamo registrato i demos con il produttore Tom Dalgety. Da quella serie preliminare di canzoni abbiamo poi selezionato quelle che ritenevamo più adatte per il disco e le abbiamo registrate, attività che ci ha impegnato per un periodo di circa due settimane. Tom le ha poi mixate in una fase immediatamente successiva.
Credo che tutti i brani siano frutto d’ispirazioni completamente nuove, emerse tra il 2013 e il 2014.
Hai citato Tom Dalgety, autore di un lavoro egregio, peraltro … come mai avete scelto proprio questo produttore, noto soprattutto per aver collaborato con Royal Blood, Band of Skulls, Opeth, …?
Conosciamo Tom da più di dieci anni e, come amico dei Therapy?, sa un sacco di cose sulla band, a volte addirittura troppe! Era da un po’ che volevamo fare qualcosa assieme e avendo apprezzato enormemente il lavoro svolto da Tom negli album recenti dei Killing Joke (una nostra grande influenza!), abbiamo deciso che era il momento giusto, e fin dalle prime sessioni non ci siamo pentiti dalla scelta. Una delle cose che mi è piaciuta maggiormente del lavoro con Tom è che sa sempre spronarti nel modo giusto quando si accorge che potresti dare di più e che allo stesso tempo non ha paura di dirti di smettere di “pensare troppo” a questo o a quel passaggio, semplificando le cose quando è necessario. Un approccio perfetto per le nostre personalità e il nostro suono.
Ora ti pongo una domanda che normalmente non piace molto ai musicisti, ma che in tempi di ascolti frenetici e poco approfonditi, faccio spesso per tentare, in qualche modo, di agevolare anche il pubblico meno “paziente”. Se dovessi scegliere il brano più rappresentativo della vostra attuale essenza, quale sarebbe la tua scelta e perché?
Come puoi immaginare si tratta di una scelta difficile, che cambia molto di frequente, soprattutto in questo periodo che stiamo provando i pezzi per il tour. In questo preciso momento ti dico "Deathstimate". Amo particolarmente questo brano e i suoi testi intensi e lo ritengo perfetto per un’adeguata chiusura del disco.
Siete dei “veterani” della scena … quali sono gli insegnamenti che vi hanno fornito questi venticinque anni abbondanti di favolosa carriera? Riesci a immaginare cosa avrebbe potuto essere la tua esistenza senza la musica?
Credo che, dal punto di vista squisitamente artistico, l’insegnamento principale ricevuto sia di suonare solo e sempre quello che ti piace. Non ha senso, poi, cercare di copiare un altro gruppo o tentare di “forzare” il tuo sound solo perché si tratta di una tendenza al momento. Personalmente, ho sempre cercare di essere una persona calma ed equilibrata, ritenendo che ci vuole troppo tempo ed energia per essere uno “stronzo”, un atteggiamento talvolta apparentemente proficuo, che però alla fine non paga. Non credo che ci siano molti ”stronzi” che hanno avuto carriere lunghe e creative, insomma.
La vita senza musica … poiché sono appassionato (per non dire ossessionato) dalla musica fin dalla tenera età e che questa passione non accenna a diminuire né per i Therapy?, né nella ricerca di nuove bands e nuovi suoni, non credo sia proprio possibile immaginare un’esistenza priva di questa straordinaria arte.
Qual è il tuo giudizio sul modo in cui il “rock alternativo” si è evoluto da quando avete iniziato a frequentarlo a oggi? Ritenete che il vostro modo di fare musica sia ancora “adatto” per la scena rock attuale?
Non sono molto sicuro che la nostra musica sia mai stata “adatta” per una qualunque epoca storica.
Quando abbiamo iniziato, i fans del metal pensavano fossimo “troppo punk” mentre quelli del punk ci ritenevano “troppo metal” e ci abbiamo messo un po’ di tempo per trovare una nostra strada.
Anche negli anni '90, quando abbiamo avuto riscontri commerciali importanti, siamo sempre stati degli “outsiders” della scena, non essendo mai completamente identificabili in filoni popolari quali il grunge, il Britpop, il Nu-Metal o qualsiasi altro. E questo è uno dei motivi principali per cui siamo ancora in giro e continuiamo felicemente a fare le nostre cose.
Siamo arrivati all’inevitabile domanda sull’attività dal vivo … in tutto questo stacanovismo live che ci hai descritto e vi contraddistingue, troverete il tempo per venire a suonare qui da noi nel corso del 2015?
Faremo un breve tour in UK e in Europa nel mese di aprile e poi faremo alcuni festival durante l'estate. Mi piacerebbe potervi annunciare una tournee più lunga e più capillare nel corso dell'anno ma nulla è ancora confermato.
Show italiani? Finora non abbiamo ricevuto nessuna proposta, ma state sicuri che con l’invito giusto saremo ovviamente molto felici di venire a suonare lì da voi, dove abbiamo molti fans affezionati.
Grazie infinite per aver trovato il tempo di rispondere alle nostre domande. A te le ultime parole dell’intervista …
Voglio solo dire un grosso grazie ai nostri sostenitori italiani per tutto il supporto che ci hanno garantito nel corso degli anni … è molto apprezzato e certamente non lo diamo per scontato. Speriamo di potervi vedere tutti molto presto ai nostri concerti!
Intervista a cura di Marco Aimasso

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