09 lug 1946
Il 9 luglio del 1946 nasceva un personaggio indimenticabile della storia del rock: Bon Scott.
Nato a Kirriemuir, in Scozia, Ronald Belford Scott si trovò ad emigrare con la famiglia in Australia nel 1952. Lì, il ragazzino che ormai tutti chiamano Bon prende confidenza con la musica, entrando a far parte della Fremantle Scots Pipe Band, nonché con i guai, visto che a 15 anni si ritrova già arrestato per una serie di reati minori.
Dopo aver lavorato come postino, barista e magazziniere, nel 1964 fonda la sua prima band, gli Spektors, in cui suona la batteria e canta. Seguono i Winstons e i The Valentines, il primo gruppo con cui Bon inizia a godere di un certo successo. Dopo lo scioglimento dei The Valentines, Bon si trasferisce ad Adelaide, dove canta coi Fraternity e i Mount Lofty Rangers ma nel 1973 subisce un incidente in moto, a seguito del quale è costretto a ritirarsi temporaneamente.
Mentre lavora come autista, Bon finalmente incontra Angus e Malcolm Young degli AC/DC, intenzionati a licenziare il loro cantante Dave Evans. Bon Scott diventa quindi il cantante degli AC/DC nel settembre del 1974 e la leggenda ha inizio: acclamati prima in patria e poi in tutto il mondo, gli AC/DC hanno saputo conquistare il pubblico con una serie di album epocali e soprattutto, con dei concerti esplosivi e memorabili.
Noto per i suoi eccessi, Bon Scott interpretava alla perfezione il trittico "sex, drugs and rock'n'roll" e sul palco era un magnifico intrattenitore, in simbiosi con lo scatenato Angus Young.
Purtroppo, gli eccessi hanno fatto pagare un prezzo molto salato all'esuberante Bon: il 19 febbraio del 1980, viene trovato morto dopo aver passato la notte a bere pesantemente. Lasciato a dormire nell'auto di un amico, Scott è rimasto soffocato dal suo stesso vomito, come stabilito dal coroner che ha citato l'avvelentamento acuto da alcool come causa ufficiale della morte.
A Fremantle in Australia si trovano la tomba con le sue ceneri e una statua in bronzo, posta nel 2008, che lo ritrae sopra un amplificatore Marshall col microfono in mano: in fondo, questa era la sua vita e così lo vogliamo ricordare.