Copertina 7

Info

Anno di uscita:2009
Durata:45 min.
Etichetta:Roadrunner
Distribuzione:Warner

Tracklist

  1. DIALECTIC CHAOS
  2. THIS DAY WE FIGHT!
  3. 44 MINUTES
  4. 1,320
  5. BITE THE HAND THAT FEEDS
  6. BODIES LEFT BEHIND
  7. ENDGAME
  8. THE HARDEST PART OF LETTING GO...SEALED WITH A KISS
  9. HEAD CRUSHER
  10. HOW THE STORY ENDS
  11. THE RIGHT TO GO INSANE

Line up

  • Dave Mustaine: rhythm/lead guitar, lead vocals
  • Chris Broderick: lead/rhythm guitar, backing vocals
  • James LoMenzo: bass, backing vocals
  • Shawn Drover: drums

Voto medio utenti

Nonostante una seconda parte di carriera a dir poco offuscata da dischi che variano dal brutto all'ignobile (lo stesso dicasi per altri mostri sacri, dagli Iron Maiden ai Metallica, dagli Slayer ai Dream Theater...), lo status di leggenda del metal non abbandonerà mai i Megadeth del mito Dave Mustaine, uno dei personaggi più controversi e carismatici dell'intero panorama metal degli ultimi 20 anni.

E così, tra speranze malcelate ed inevitabile rassegnazione, eccoci a commentare la nuova fatica dei thrashers americani a nome "Endgame" e nuovamente su Roadrunner Records, il secondo album su questa etichetta dopo l'osceno "United Abominations" del 2007.
Osceno e dannoso, in quanto quel disco rovinò quanto di buono fatto da Dave per rimediare ai famosi "3 dischi della vergogna", ovvero "Cryptic Writings", "Risk" e "The World Needs a Hero", con cui si tentò di mettere una pezza col discreto "The System Has Failed", per poi sciupare tutto nuovamente col succitato "United Abominations", un mix di poche idee, ma confuse.

Come accogliere quindi il nuovo "Endgame"? Quale lo spirito con cui mettersi all'ascolto, magari incuriositi e desiderosi di ascoltare i virtuosismi del neo-entrato Chris Broderick alla chitarra, giovane ragazzo prodigio già stupefacente con Jag Panzer e Nevermore?
Tra le mille magie di internet c'è quella di dar voce a tutti e rendere ogni opinione quasi autorevole...e così si possono anche leggere commenti del tipo "migliore di Rust In Peace", o "all'altezza di "Countdown to Extinction", ed altre amenità del genere, a cui il metallaro medio piace appigliarsi, essendo un eterno nostalgico e maggiormente desideroso di una vecchia gloria nuovamente decente pià che di 50 gruppi esordienti clamorosi.

Beh, il desiderio di tanti metallari invecchiati sarà rispettato, in quanto il nuovo "Endgame" si rivela un disco all'altezza, molto ruffiano e vecchia maniera, che attinge a piene mani, scopiazzando di brutto, ai vecchi bei dischi di Dave Mustaine. Per quanto riguarda una paventata qualità equivalente o addirittura superiore ai capolavori di 15 anni fa o prima...beh, che a questi personaggi venga tolta la droga, o il vino, o probabilmente entrambe le cose.

Nel nuovo lavoro dei Megadeth, che mescola in maniera intelligente rasoiate taglienti ed aggressive ad episodi decisamente più melodici ed easy listening, troviamo un continuo (e perchè no, piacevole) rimescolare le idee e le soluzioni vincenti del passato, sebbene manchino inequivocabilmente i lampi di genio o le scintille geniali che hanno fatto la fortuna di questa band: si passa dalla Youthanasiana "44 Minutes" all'intro strumentale "Dialectic Chaos" che NON PUO' non ricordare il capolavoro di "Set the World on Fire" a titolo "Into the Lungs of Hell".
Più in dettaglio, con alcuni brani è possibile fare delle precise associazioni, tanto sono simili per struttura e direzione musicale: è il caso della terremotante "This Day We Fight!", gemella di "Black Friday", o ancora "1,320", un mix tra "Five Magics" e "Take No Prisoners", mentre il riff iniziale di "Bite the Hand that Feeds" è copiato preciso identico a quello di "Rust in Peace...Polaris", mentre il resto del brano è decisamente sorvolabile. Lo stesso dicasi per il clamoroso autoplagio di "Bodies Left Behind" che ricalca in tutto e per tutto la celebre "Symphony of Destruction", tanto che ci si può cantare sopra "just like the pied piper...", sebbene anche qui la canzone non faccia urlare al miracolo, mantenendosi su livelli appena accettabili.

Allo stesso modo non si capisce come mai sia stato scelto come singolo uno dei brani più anonimi e scontati di tutto il disco, ovvero quella "Headcrusher" che ha il solo merito di essere sparata a 200 all'ora, ma senza un filo logico decente ed anche abbastanza fuori contesto all'interno di "Endgame"; insomma non basta "tirare" una canzone per renderla decente, e lo stesso si può dire delle conclusive due "How the Story Ends" e "The Right to Go Insane" (che scippa l'incipit ad "Oppressing the Masses" dei Vio-Lence) che al contrario non sono aggressive ma che stancano con mid-tempos mielosi ed inconcludenti.

Un disco spezzato, in cui la seconda metà appare decisamente più debole della prima, ed in cui mancano delle hits clamorose, tranne forse "44 Minutes" e "This Day We Fight!", anche se ha il "merito" di non presentare delle oscenità fatte canzoni come il precedente "United Abominations". Da notare l'assoluta qualità e perfezione della produzione (e qualche ex-collega di Mustaine dovrebbe andare a lezione di orecchio musicale da lui) e la prova un po' sottotono di Broderick, che in questo disco ha messo tanta, tantissima tecnica ma poco feeling e melodie, cose che da lui invece ci aspettiamo e che avrebbero giovato non poco alla qualità di un disco comunque più che sufficiente, che farà la felicità di molti vecchi estimatori di Mustaine e soci (ed io sono tra questi) ma che non muove di molto la situazione attuale dei Megadeth, che continuano a vivacchiare tra un disco e l'altro, quasi mere scuse per poi andare in tour dove in ogni caso fanno ancora la loro porca figura e dove la gente sbava per loro.

Perlomeno i tempi di Risk sono lontani...
Recensione a cura di Gianluca 'Graz' Grazioli
Endgame...

...è il parto dei Megadeth che si attendeva da almeno 15 anni. Una volta ogni tanto vale la pena di scrivere "meglio tardi che mai"!

Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 21 giu 2015 alle 09:28

questo disco rappresenta quella che doveva essere la continuazione post Rust in peace e CTE...con un'avvincente combinazione tra brani che richiamano alla memoria i bei tempi di una volta della band , come il duo inizialee Dialectic chaos+This day we fight, o ancora le splendide Head crusher, 1,320, How th story ends ...e altri episodi che invece si rifanno ai più moderni anni '90 e 2000,come la bella e articolata title-track e 44 Minutes. Un album da 8,5 - 9 e se non fosse stato per un paio di brani non all'altezza, avrebbe preso il massimo dei voti.

Inserito il 16 set 2009 alle 17:29

L'importante è che abbiano fatto qualcosa di decente. Ti dirò.....a me qualcosa di Abomination mi piaceva. Questo ha qualche bordata in più....comunque sono tornati ad essere , almeno in parte, i vecchi megadeth!!! In effetti quelle similitudini le avevo notate ank'io, ma penso che chiunque conosca un minimo la loro discografia si sia accorto di ciò. Il discorso che si può fare su Death Magnetic dei 'Tallica....anche lì si sono adoperati a "recuperare" qualche idea. Vabbè......non tutti possono essere come i motorhead!!!! Saluti dal bar.

Inserito il 16 set 2009 alle 15:27

capisco ciò che dici..qui si entra nella soggettività: a me non interessa se un disco è derivativo (o autoderivativo in questo caso) o meno, l'importante è che sia "bello", coerente, fatto bene... Per queste ragioni si merita un 7, senza esaltarlo ma anche senza abbatterlo. Altri avrebbero tacciato "tutto già sentito, tutto già fatto, anche meglio" e lo avrebbero silurato con un 5. Non è il mio modo di intendere la musica (che altrimenti sarebbe estinta da decenni). Saluti a tutti, w i Megadeth. La prossima volta rispondi con un "Io so' io, e voi non siete un cazzo".

Queste informazioni possono essere state inserite da utenti in maniera non controllata. Lo staff di Metal.it non si assume alcuna responsabilità riguardante la loro validità o correttezza.