Copertina 8

Info

Anno di uscita:2011
Durata:49 min.
Etichetta:Avenue of Allies
Distribuzione:Frontiers Records

Tracklist

  1. POWER OF THE MUSIC
  2. UNDIVIDED
  3. SHOULD HAVE BEEN GONE
  4. WHO DO YOU RUN TO
  5. CAN’T STOP THE ANGELS
  6. SAME BUT DIFFERENT
  7. ANYTIME AT ALL
  8. WITHOUT LOVE
  9. NEVER TOGETHER
  10. LONELY WITHOUT YOU
  11. CAN’T GET AWAY
  12. WORLD KEEP TURNING

Line up

  • Pete Scallan: vocals
  • Greg Hart: guitars, keyboards, vocals
  • Mike Nolan: guitars, vocals
  • Andy Stewart: piano, keyboars
  • Mick Neaves: drums
  • Ian Edwards: bass, vocals
  • Marty Wells: guitar on “Same But Different”
  • Jackie Bodimead: vocals on “Who Do You Run To”
  • Janey Smith: vocals on “Should Have Been Gone”, “Can’t Stop The Angels”

Voto medio utenti

Siete appassionati di AOR? Quello “classico”, privo di contaminazioni e “modernismi”? Se la risposta è orgogliosamente affermativa, non fatevi sviare da una denominazione e da una copertina piuttosto anonime e procuratevi immediatamente una copia di “Undivided” dei Moritz, un gruppo favoloso che solo a causa della deprecabile convergenza tra l’ingratitudine tipica della loro patria e la miopia del business musicale internazionale, non ha avuto la possibilità di competere ad armi pari con i campioni del settore.
“Figli” del Regno Unito (la nazione che fece fatica a riconoscere addirittura il talento sfavillante degli Shy, tanto per rimanere in tema …), formati nel lontano 1986, i nostri riescono solo oggi, dopo molti tentativi, a dare alle stampe il loro primo vero full-length ufficiale, da considerare, in qualche modo, una sorta di lost gem del periodo aureo del genere, vuoi per la storia della band, per la registrazione abbastanza “ovattata” e per la sgargiante rilettura dei “mitici” suoni adulti di stampo yankee, attuata nel pieno rispetto dei sovrani del genere, ma anche talmente brillante dal punto di vista tecnico-compositivo da non temere il confronto con entità ben più affermate e fortunate.
Accade, infatti, che l’opener “Power of the music” (un titolo che è già di per sé un manifesto programmatico!) si dichiari come uno dei più sentiti e intriganti omaggi all’arte inarrivabile dei Boston mai ascoltati da parecchio tempo a questa parte, che la title-track svetti per una forma di raffinata e adescante dinamicità ereditata direttamente dall’irresistibile forza espressiva di Survivor e Toto (ah, quelle pulsazioni del piano!) e che “Should have been gone” si giovi di un gusto evocativo e romantico che rimanda repentinamente a Journey, FM e Foreigner.
Tanti riferimenti, dunque, anche piuttosto vividi, eppure sono sicuro che saranno in molti a barattare la ricerca spasmodica dell’originalità con una serie di canzoni veramente belle ed emozionanti, specialmente poi in quest’ambito stilistico, dove un certo “rigore” è richiesto e ampiamente apprezzato.
Impossibile biasimare la purezza di “Who do you run to” (con la partecipazione dell’ex-Girlschool Jackie Bodimead) e “Without love”, oppure le tastiere estetizzanti e la linea melodica a 24 carati di “World keep turning”, cristalli preziosi che sembrano quasi provenire dallo stesso filone che alimenta l’inestimabile e feconda miniera di Journey e Night Ranger, oppure rimanere impassibili di fronte alle ballate “Can’t stop the angels” e “Lonely without you”, alimentate da un pathos vocale tra Rodgers, Eisley, Gramm e Bolton e anche la vibrante effige di sofisticata durezza denominata “Same but different” dimostra l’abilità della formazione nell’ostentare una generosa cultura specifica senza abusarne in maniera fastidiosa e superficiale.
“Anytime at all” e "Never together” (con un pizzico di Styx, Le Roux e Fortune tra gli ingredienti) sono altri episodi assai avvincenti, vivaci ed eleganti, che entrano in circolo con una disarmante facilità, mentre “Can’t get away” ci consente di ricordare l’ottimo e sottovalutato Laurence Archer (UFO, Stampede, Grand Slam), autore di un pezzo vagamente malinconico che sfocia in un refrain d’indubbia suggestione.
Offrire un’occasione di riscatto a chi era destinato, nonostante le notevoli qualità, ad un arbitrario oblio, è un atto di “giustizia” che rende enorme onore ad un’etichetta attenta e competente come l’Avenue of Allies, ma ora tocca a voi raccogliere l’invito che apre questa disamina, per non privarsi di un’occasione di appagamento sensoriale di grande intensità e consentire ai Moritz di abbandonare lo status di “artisti di culto” e conquistare l’attenzione e il ruolo dominante che meritano.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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