È il caso di tornare, prima di tutto, su un concetto che ho già più volte espresso in passato: quando ci muoviamo in territori progressive estremi, il confine tra capolavoro e boiata è sottilissimo. Il lavoro degli So Is The Tongue percorre questa linea per tutta la sua durata, cadendo purtroppo molte più volte dalla parte sbagliata che da quella giusta.
Intendiamoci: non è tutto da buttare e non escludo che parte di voi potrebbe anche trovare interessante ascoltare le elucubrazioni schizofreniche del combo statunitense, ma in realtà quello che rimane dopo i ripetuti ascolti è soprattutto un senso di noia e poca razionalità. Spesso la voglia di stupire a tutti i costi li porta verso sentieri pericolosi, soprattutto quando la voce si sovrappone al casino totale come nella seconda traccia, risultando quasi fastidiosa.
Lungi da me sputare veleno su un gruppo che cerca di essere originale e si dedica alla nobile arte del progressive, ma la fatica per arrivare in fondo stavolta è davvero troppa. Essere aperti a sperimentazioni e trip sonori va benissimo, ma bisogna farlo con raziocinio e metodo. La proposta va limata, rivista, corretta. Per ora rimandati, ma spero in futuro di sentire qualcosa che suoni come un buon disco progressive (contaminato finchè volete, ma sempre di questo si tratta) dall’inizio alla fine.
Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?
Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?