Copertina 8

Info

Genere:Compilation
Anno di uscita:2012
Durata:non disponibile
Etichetta:Kscope

Tracklist

  1. BRACELETS OF FINGERS (THE PRETTY THINGS)
  2. EVERYBODY’S BEEN BURNED (BYRDS)
  3. THE TRAP (BONNIWELL’S MUSIC MACHINE)
  4. IN THE PAST (CHOCOLATE WATCHBAND)
  5. TODAY (JEFFERSON AIRPLANE)
  6. CAN YOU TRAVEL IN THE DARK ALONE (GANDALF)
  7. I HAD TOO MUCH TO DREAM LAST NIGHT (ELECTRIC PRUNES)
  8. STREET SONG (13TH FLOOR ELEVATORS)
  9. 66-5-4-3-2-1 (TROGGS)
  10. DARK IS THE BARK (LEFT BANKE)
  11. MAGIC HOLLOW (BEAU BRUMMELS)
  12. SOON THERE WILL BE THUNDER (COMMON PEOPLE)
  13. VELVET SUNSETS (MUSIC EMPORIUM)
  14. LAMENT OF THE ASTRAL COWBOY (CURT BOETTCHER)
  15. I CAN SEE THE LIGHT (LES FLEUR DE LYS)
  16. WHERE IS YESTERDAY (UNITED STATES OF AMERICA)

Line up

  • Kristoffer Rygg Vocals, Programming
  • Tore Ylwizaker Keyboards, Programming
  • Jørn H. Sværen Miscellaneous
  • Daniel O'Sullivan Guitars, Bass, Keyboards

Voto medio utenti

Forse è inutile ribadire il concetto, ormai sappiamo che dagli Ulver possiamo aspetterci qualunque cosa: release sperimentali, originali e personalissime. Forse però nessuno avrebbe mai immaginato un intero album di cover "psichedeliche" e garage rock... O sì?!

Che i gusti musicali di Kristoffer e soci fossero eclettici era indubbio, ma fa comunque un certo effetto sentirlo cantare di amore e fiori raccolti nel mese di maggio, tra atmosfere oniriche e chitarre ipnotiche, per non parlare di certe incursioni assolutamente scatenate e ballabili – roba da farsi insegnare dai genitori qualche abile mossa da consumati avventori dei club che furoreggiavano tra la gioventù dei favolosi anni Sessanta!

Sorprendentemente, le cover sono molto fedeli alle versioni originali, non c’è nessuna forzatura in chiave eccessivamente moderna, e neppure una rivisitazione tutta elettronica, affine agli ultimi lavori della band; la ricchezza delle strutture e degli arrangiamenti dei pezzi rimane sostanzialmente intatta e la voce di Kristoffer si snoda agilmente tra le linee melodiche tipiche di un’epoca ormai lontana. Semplicemente, i brani godono di una produzione più raffinata, che ha conferito loro un sound fresco e attuale, pur mantenendo degli evidenti richiami al passato.

Il risultato è decisamente interessante e convincente, e regala all’ascoltatore un viaggio temporale molto particolare e affascinante, alla (ri)scoperta di sonorità che in un modo o nell’altro hanno contribuito a forgiare la musica dei nostri giorni.
Recensione a cura di Stefania Renzetti

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