Copertina 6

Info

Anno di uscita:2016
Durata:64 min.
Etichetta:Fantai'zic Productions

Tracklist

  1. THE JOURNEY WITHIN
  2. SILENT WINDOWS
  3. A PRICE TO PAY
  4. FROM A BROTHER TO A SHADOW
  5. NO TOWN OF MINE
  6. RUN AWAY IN FRIGHT
  7. DISTANT SHORES
  8. THE MAN WHO WEARS MY FACE

Line up

  • Shuguang Li: keyboards, piano
  • Julien Skorka: bass
  • Matthieu Morand: vocals, guitars
  • Frédéric Renaut: drums, percussion
  • Alexia Balandier: clarinet on "Silent windows"
  • Christelle Harau: accordion on "Silent windows"
  • Laura Kimpe: vocals on "A price to pay"
  • Timmy Michels: vocals on "Run away in fright"
  • François Thisy: lead guitar on "The man who wears my face"

Voto medio utenti

Francia e progressive rock/metal: un matrimonio impossibile? Devo ammettere che se penso alla nazione che quest'anno sta ospitando gli Europei di calcio, almeno musicalmente, la mia mente va subito ai Daft Punk (santi subito), o a Jean Michel Jarre, cose così. Poi, pensandoci meglio, arrivo sì ai Gojira, agli Spheric Universe Experience, o agli Adagio, ma sicuramente solo dopo i nomi sopraccitati. Ma ammettiamo che questo possa essere un mio limite.

Gli Elvaron nascono in Francia nel 1993 e questo "Ghost Of A Blood Tie" è (solo) il loro quinto full-length. Dediti a un progressive metal dalle forti tinte thrash, i nostri per l'occasione si sono fatti aiutare dalla scrittrice Melanie Fazi per la stesura del concept incentrato sulla ricerca di redenzione da parte di un uomo che si sente in colpa per la morte del fratello: ne sarà valsa la pena?

Una cosa certa è che questa formazione suona tanto, troppo, a prescindere dalle influenze, mettendo in ombra un cantante (Matthieu Morand) che sicuramente non è un fenomeno ma che con il suo stile potrebbe ricordare il migliore Jon Oliva o il peggiore Peavy Wagner. Poi musicalmente c'è un po' di tutto: tantissimi Savatage ("Silent Windows", "Run Away In Fright"), soprattutto nel massiccio uso del pianoforte, una buona dose di power/prog neo-classico alla Symphony X (l'ouverture strumentale "The Journey Within", "A Price To Pay"), qualche cavalcata maideniana ("From A Brother To A Shadow"), un breve ma necessario "momento-limone" per smorzare un pochino i toni ("Distant Shores"), un bel plagio che non guasta mai (l'inizio della conclusiva "The Man Who Wears My Face" è sputata ad "A Nightmare To Remember" dei Dream Theater).

Cosa mi danno in più 'sti ragazzi rispetto alle band di cui sopra? Mica tanto a dire il vero. Penso alla fisarmonica di "Silent Windows", al soprano di "A Price To Pay", al guest Timmy Michels su "Run Away In Fright" e mi dico che se ne poteva tranquillamente fare a meno.

Se tutto il lavoro si fosse mantenuto sui livelli di "No Town Of Mine" (niente di eccezionale ma sicuramente ben fatta) sarei stato un po' più clemente ma purtroppo non è così. I ragazzi hanno le idee abbastanza chiare e capacità tecniche a volontà ma sulle composizioni c'è da lavorare ancora parecchio. Io torno ad ascoltare i Daft Punk: perchè gli Elvaron non mi seguono?
Recensione a cura di Gabriele Marangoni

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