Copertina 7

Info

Genere:Power Metal
Anno di uscita:2016
Durata:47 min.
Etichetta:Napalm
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. BRING IT!
  2. HAMMER HIGH
  3. THE SACRED VOW
  4. DETHRONE AND DEFY
  5. TWILIGHT PRINCESS
  6. STORMBREAKER
  7. BUILT TO LAST
  8. THE STAR OF HOME
  9. NEW BREED
  10. SECOND TO NONE

Line up

  • David Wallin: drums
  • Oscar Dronjak: guitars
  • Fredrik Larsson: bass
  • Joacim Cans: vocals
  • Pontus Norgren: guitars

Voto medio utenti

Stavolta non mi perderò in chiacchiere, in rimandi al passato, in “aaaaah, ai miei tempi gli Hammerfall facevano uscire dischi come “Glory to the Brave”, non farò il nonno che racconta al nipotino palloso “grandfather tell me a story, NO NO a real story”, sarò rapido, conciso ed indolore.

Built to Last” è un disco ENORMEMENTE superiore ai precedenti.

Il fatto è che lo è maggiormente perchè i lavori precedenti erano imbarazzanti, al limite dell’inascoltabile o pallosissimi quando andava bene, e non più di tanto per la sua estrema bontà.

Ma almeno è già qualcosa e senza dubbio si ascolta più volentieri rispetto alla varia cianfrusaglia composta da “Chapter V”, “Thresholds” e “No Sacrifice No Victory”, “Infected” lo lasciamo proprio fuori dal discorso per pietà nei confronti di Dronjak che da quando s’è rifatto biondo ne ha bisogno.

Il precedente “(r)Evolution” non è minimamente riuscito a risollevare le sorti degli Hammerfall, tant’è che il contratto con Nuclear Blast non è stato rinnovato, e le sorti dei cinque di Goteborg sono state prese in mano dall’austriaca Napalm; Anders Johansson deve essere stato colpito troppo duramente da Hector, vedi il video di “Hector’s Hymn”, sostituito da David Wallin ex Stormwind, ma a parte questo NIENTE è cambiato nell’attitudine degli Hammerfall.

E questo è straordinario, e non sono ironico. In un panorama metal dove all’interno dell’area classic regnano incontrastati i pacchian-symphonic-cinematographic-tromphyc-guerresc metal con il loro carico di coreografie, trombette, orchestrazioni e tutto il carrozzone che ha trasformato il power in una sorta di Disney Metal, cosa fanno gli Hammerfall peraltro dopo aver perso il contratto che li legava da venti anni alla Nuclear Blast?

Ovviamente il disco power metal più classico che potessero fare, 100% heavy metal, cori epici, pezzi veloci, melodie cantabili, completamente fuori moda e fuori contesto, in direzione ostinata e contraria come direbbe qualcuno, sciaguratamente non moderno.
E questo è assolutamente fantastico, riconoscendo all’accoppiata Cans/Dronjak una passione coraggiosa ed indicibile verso questo tipo di musica, anzi verso questo modo di intendere l’heavy metal che nel 2016 appare così di nicchia, quasi sfigato, eppure si percepisce la voglia e l’intenzione di perseguire tutto ciò a dispetto dei santi.

Purtroppo ci sono ancora tante cose che non vanno, e cito una ballad assolutamente melensa (per non dire ridicola) come “Twilight Princess”, il ritornello dell’opener “Bring It” clamorosamente inefficace, l’autoplagio in “The Sacred Vow” (che curiosamente cita nel testo molti dei loro pezzi migliori del passato) che è una “Templars of Steel” low-price version e nonostante questo rimane uno dei brani migliori, questo per capire quanto sia bello “Renegade”, nonostante una produzione pessima e due predecessori pazzeschi come “Glory to the Brave” e “Legacy of Kings”, al cospetto dei quali ne usciva con le ossa rotte.

In ogni caso la volontà di guardarsi indietro è innegabile ed i risultati grazie a Dio li premiano, non si ascoltavano degli Hammerfall così freschi e convincenti da anni ed è un piacere vedere che riescano a scrivere ancora qualcosa come “Dethrone and Defy”, “The Star of Home” (la più bella, meravigliosa!) o “Stormbreaker” ma la magia pare tornata anche sui brani più cadenzati come la title track, sebbene anche qui ci siano notevoli eco di “The Way of the Warrior”..
L’intenzione di tornare dopo 16 anni a sonorità come quelle di “Renegade” a questo punto è palese ed è anche un’ottima cosa: si spera solo che prossimamente riescano a farlo senza ricicloni ed autocitazioni continue, ma certo che voltandosi indietro e vedendo i dischi appena prima di questo “Built to Last” ci appare come un capolavoro totale.

E, ripetiamo, è già un qualcosa di insperato: voto reale 6,5, voto 7 per incoraggiamento (come a scuola) ed il coraggio di andare contro l’imperante carrozzon disney metal.
E se brani come "New Breed" avessero avuto un chorus decente, (strofa con voce di Cans usata normalmente, bell'assolo e break centrale esaltante) si sarebbe potuto fare ancora di più. Dai che dopo un disco così ci crediamo ancora!!!

(E meno male che dovevo essere breve e conciso.)
Recensione a cura di Gianluca 'Graz' Grazioli

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 04 nov 2016 alle 21:18

"voltandosi indietro e vedendo i dischi appena prima di questo “Built to Last” ci appare come un capolavoro totale" ecco per essere breve e conciso potevi scrivere solo questo Graz... in questa frase c'è tutta l'essenza di questo album che, spesso sfiora il pacchiano, ma che è più vero e spontaneo del 99% degli album dei colleghi powereggianti.

Inserito il 04 nov 2016 alle 10:22

Grande recensione che fotografa a dovere il disco. Per me Bring it!! e' bella tutta e mi piace anche la conclusiva Second To None. New Breed con un chorus più coinvolgente sarebbe stata un classico clamoroso. Avanti così....

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