Copertina 8

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2018
Durata:44 min.
Etichetta:Pathogenic Records

Tracklist

  1. SINISTER SCHERZO
  2. LONGING FOR GONDWANALAND
  3. MEMENTO MORI
  4. ALL GOOD THINGS DIED HERE
  5. THE CRUSHING WEIGHT OF ETERNITY
  6. THE PEACEFUL BEAUTY OF BRUTAL JUSTICE
  7. CAN'T MAKE ME HATE YOU
  8. ONE FOOT IN FOREVER
  9. GAZING AT MEDUSA

Line up

  • Ted Kirkpatrick: drums, bass, guitars (rhythm, additional)
  • Aaron Guerra: guitars, vocals

Voto medio utenti

Ebbi modo di conoscere i Tourniquet nell'ormai lontano febbraio del 2000, quando recensii su Metal Shock lo stupendo "Microscopic View of a Telescopic Realm", un disco assai complesso e sicuramente non "easy listening", che abbisognava di attenti e ripetuti ascolti per essere compreso e digerito appieno ma che non ebbe la fortuna sperata; nonostante fosse stata quella la prima volta che li ascoltavo non era certo stato quello il loro debutto, dato che la band di Ted Kirkpatrick aveva esordito già nel 1990 ed aveva già pubblicato ben cinque album, tutti per etichette misconosciute o piccolissime, come la storica Intense Records, specializzata nel metal cristiano (ricordate i Mortification?).

Anche il successivo "Where Moth and Rust Destroy", tre anni dopo, non convinse la Metal Blade che dopo soli due lavori insieme praticamente consegnava i Tourniquet all'oblio mediatico.
Ma non alla fine.

Da allora altri due album, "Antiseptic Bloodbath" ed "Onward to Freedom", entrambi pubblicati prima cantati e poi solamente strumentali, ma autoprodotti per la Pathogenic Records, etichetta appunto dello stesso Kirkpatrick che da sempre si occupa di ogni aspetto (anche basso e chitarra ritmica) insieme al fido Aaron Guerra all'altra chitarra che, sebbene a fasi alterne, lo segue sin dal 1993: non c'è più invece il "vecchio" Luke Easter che ha cantato ininterrottamente da "Vanishing Lessons" del 1994 fino a 5 anni fa, in parte rimpiazzato per l'occasione dal nuovo prezzemolino del metal moderno, ovvero quel Ripper Owens che dopo essere stato silurato dai Priest ha cambiato più formazioni e partecipato a progetti di quanto De Ascentis abbia cambiato casacche in Serie A.
Non solo, il compito è diviso con quell'altro genio di Deen Castronovo, che i più conosceranno per la propria abilità dietro le pelli di formazioni storiche come Journey, Ozzy Osbourne, Steve Vai ed altri mille, e che qui si diletta col microfono con un fare più cattivo rispetto al collega ed ugualmente convincente.

L'occasione in questione è rappresentata da "Gazing At Medusa", il "nuovo" album dei Tourniquet... nuovo tra virgolette, poichè questo album è ormai uscito un anno e mezzo fa, a fine 2018.

"E perchè lo recensite adesso?", direbbe il lettore medio di Metal.it?
In primis, perchè è sempre utile e bello consigliare buona musica e non mai tardi per farlo, in secundis poichè il disco al tempo ci era totalmente sfuggito, poichè autoprodotto, senza alcuna promozione o pubblicità, ed infine poichè ci è stato gentilmente fornito dal nostro amico Luca che da mesi e mesi ne caldeggia l'uscita e ci sollecita a fare sempre di meglio :D

Scherzi a parte, è un piacere parlare di musicisti di questa caratura, e se solo un nostro lettore vorrà dare un ascolto ed apprezzare questo splendido album noi saremmo già contenti e soddisfatti. Perchè effettivamente parliamo di musica di altissima qualità ma difficilmente inquadrabile e categorizzabile all'interno di nomenclature ben definite: troppo articolata per piacere al fan medio del thrash metal, troppo pesante per il fan medio della musica progressiva, troppo intricato per chi apprezza contaminazioni groove, troppo cupo per chi mangia pane e power metal.
In questo calderone di stili ed influenze, i Tourniquet hanno sempre respinto chi si avvicinava al loro metal, essenzialmente composto di thrash metal a tinte progressive, facendo entrare solo quei pochi disposti a concedere tanti minuti della loro vita. In realtà questo "Gazing at Medusa" racchiude allo stesso tempo due elementi di lieve apertura e risulta per questo meno ostico: scompaiono i brani della durata che andava a sfiorare i dieci minuti, lasciando spazio ad una media a canzone di "soli" cinque minuti per un normalissimo di 45 minuti totali, e l'ingresso della voce del suddetto Ripper, che avendo avuto a che fare con band famose come i Priest, gli Iced Earth, Malmsteen e tanti altri, ha un timbro noto ed amichevole che ci spaventa meno e che ci introduce in maniera meno difficoltosa a composizioni come l'eclettica e melodica "The Crushing Weight of Eternity", la brillante opener "Sinister Scherzo", la toccante ed intensa "The Peaceful Beauty of Brutal Justice", dove lo stesso Ripper nonostante l'inflazione delle sue presenze dimostra ancora una volta di essere talentuoso quanto sfortunato: impossibile non farsi trascinare dalle ritmiche possenti e cadenzate sfornate da Kirkpatrick, dalle cavalcate epiche ed aggressive, dall'impulso sfrenato della sezione ritmica, dell'enorme carisma e caratterizzazione dei brani, tutti assai iconici e differenziati tra di loro, dagli assoli quando più classici, quando di scuola quasi fusion e bluesy (ricordiamo che un altro ospite illustre di questo album è il celeberrimo ex Megadeth Chris Poland), quando ancora terribilmente "thrashy" e fomentanti, il tutto valorizzato da una produzione in cui la guerra del "pompaggio" fortunatamente non arriverà mai, non retrò ma assolutamente equilibrata ed arricchente.
Quando poi, come nel caso della title track posta alla fine del disco, i Tourniquet decidono di spogliarsi quasi del tutto delle loro sovrastrutture per consengnarci un brano thrash metal al 100%, con Poland alla chitarra e Castronovo alla voce, beh ne esce qualcosa di davvero entusiasmante, e ne potete ascoltare il risultato direttamente in fondo a questa recensione.

Le tematiche profondamente cristiane dei testi, come sempre assai curati ed intimistici, saranno ancor più apprezzate da chi ne condivide i principi o comunque più in generale da chi è interessato anche ad una parte lirica che vada oltre una strofa illuminata come "kill, die, sacrifice". Un disco profondo, sentito ed avvolgente, di mille sfaccettature ma sempre terribilmente metal al 100%, come da scuola Tourniquet: scopritelo, fatelo vostro e non ne rimarrete delusi.

Recensione a cura di Gianluca 'Graz' Grazioli

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 27 mar 2020 alle 19:31

L'unico difetto di questo disco è che, al tempo dell'uscita, l'ho dovuto ordinare direttamente da loro in America, con costi di spedizione più alti del disco stesso (grrr)

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