Copertina 6

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2020
Durata:48 min.
Etichetta:Pride & Joy Music

Tracklist

  1. SPLINTERS OF A HOLOGRAM
  2. CHRISTAROMANCY
  3. HEADSTRONG
  4. SPECK OF SAWDUST
  5. CONNECTION
  6. A WORLD TAKEN HOSTAGE
  7. MANY TEARS TO GO
  8. WE WEREN’T THERE
  9. STOLEN FATE
  10. INSTANT HEAVEN

Line up

  • Kimmo Perämäki: vocals
  • Simo Pirttimaa: guitars
  • Marko Pukkila: bass
  • Petri Heinonen: drums

Voto medio utenti

Solo qualora siate avidi estimatori di Stratovarius, Edguy, Helloween e Masterplan, in “Reality unveiled” dei finlandesi Shadow Tribe potrete trovare un buon modo d’incrementare, senza eccessi, l’aliquota quotidiana di necessaria soddisfazione cardio-uditiva.
Un prologo che potrebbe sembrare un epilogo non è forse il modo migliore di approcciare la disamina di un prodotto discografico, ma in realtà non è molto facile aggiungere altre considerazioni in merito al debutto di questo progetto nato dal sodalizio tra Marko Pukkila (Altaria, Stargazery) e Kimmo Perämäki (ex Celesty, Spiritus Mortis, Masquerage), ben presto raggiunti da Simo Pirttimaa e Petri Heinonen (King Satan).
Il fatto è che questa miscela sonora possente, evocativa, a volte cupa altre volte sinfonica, ben eseguita e assemblata, non cerca nemmeno per un attimo di “tradire” parametri stilistici ampiamente codificati e consolidati, risultando alla fine davvero molto “familiare” nella sua pur non molesta esposizione.
Un significativo buongusto melodico finisce così per venire zavorrato da una convenzionalità veramente spiccata e se questo per voi non è un problema insormontabile, sono certo che “Splinters of a hologram”, il solenne anthem che apre il programma, saprà procurarvi qualche brivido di compiacimento sensoriale, garantito, poi, anche dalla ruffiana “Stolen fate” e dalle suggestive (con un pizzico di Queensryche immerso nell’impasto sonico) “Christaromancy”, “Speck of sawdust”, “A world taken hostage” e "Many tears to go”.
E’ mia convinzione che gli Shadow Tribe, forti di affidabili dotazioni tecniche e di discrete qualità espressive, dovrebbero impegnarsi un po’ di più per cercare di essere loro stessi, svincolandosi da una devozione che difficilmente li potrà condurre a rappresentare, come anticipato, qualcosa di meglio di una scelta d’ascolto indirizzata soprattutto ai fanatici del genere all’ultimo stadio.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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